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Le fake news e la post-verità di Mark Caltagirone

Scritto da Benedetto Motisi

Il caso di Mark Caltagirone ci insegna che viviamo nell’epoca della post-verità, non importa di cosa si parli, purché si parli.

Uno degli assunti più utilizzati come frasi di Tumblr o altri social network dove è importante mostrare una didascalia colta accanto una foto magari scollacciata è la parafrasi di un brano del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.

Nel bene o nel male purché se ne parli.

La chiosa è anche una delle preferite da parte di quel mondo di comunicatori spregiudicati che hanno costruito le proprie fortune sulla strategia del caos e della distrazione di massa. Sorpresa delle sorprese, il sorpasso cognitivo è avvenuto nei mesi pre-estivi del 2019, a opera di un fantasma, quel Mark Caltagirone che ha tenuto banco online e nei media tradizionali come futuro sposo poi evaporato della showgirl Pamela Prati. Ci arriviamo subito.

La post-verità, oltre le fake news

Sulla coda lunga del fake gossip, come si era già rivelato in realtà dalle prime battute, tante penne autorevoli hanno scritto indignate di come sia stato possibile orchestrare il teatrino di profili falsi al punto tale da trasportare il baraccone in televisione, tenendo incollati milioni di telespettatori. A distanza di due mesi e a “cadavere freddo” è possibile trarre due conclusioni, secondo il mio modesto parere:

  1. Chiunque ne abbia parlato o scritto, sia fomentando toni sensazionalistici sia aggrottando la fronte, ha semplicemente seguito l’assunto di cui sopra per ricavarne un pezzetto di visibilità, alla stregua degli adolescenti che per l’appunto scopiazzano in giro una frase ad effetto per fare colpo.
  2. Probabilmente chi ha condotto la partita è andato oltre, intuendo gli umori della massa: in realtà tutti sapevamo dall’inizio che Mark Caltagirone era un’invenzione da romanzetto rosa. Una sorta di Mr. Grey all’amatriciana per vuoti pomeriggi primaverili.

Dal secondo punto, un nuovo assunto: non importa di cosa si parli, purché si parli. L’importante di tutta questa storia è che non è affatto importante: l’irrilevanza elevata ad arte, nella piena consapevolezza collettiva e ridanciana di uno sceneggiato costruito ad arte e spacciato per notizia esclusiva.  Letteralmente seguendo una post-verità, ove questa assume una importanza secondaria rispetto alle sensazioni e alle emozioni suscitate.

Il caso Caltagirone – Prati ci ha appassionato, ci ha fatto sorridere e discutere. Tanto basti, parimenti a qualsiasi programma televisivo o reality che ormai da anni imperversano imperituri nei media tradizionali. L’online ha il solo ruolo di amplificare e allargare il rito collettivo del pettegolezzo, della chiacchiera, del curtigghiu, per dirla alla siciliana.

Chiudo ancora con Oscar Wilde, che in quest’epoca avrebbe trovato infiniti spunti:

Niente è più necessario del superfluo.

Sull'Autore

Benedetto Motisi

Giornalista e Docente.
Attivo in Italia ed Est Europa, ha lavorato nelle redazioni di Radio Radicale e di Gruppo HTML (oggi Triboo Media).
Ha tenuto e tiene docenze per Politecnico di Milano, Unicattolica, Upter, Regione Lazio, Provincia Autonoma di Trento, CGIL Lombardia, LUISS Enlabs, Henley Business School, Camera dei Deputati.
Insegna nei Master di Web Communication e Visual & Marketing Design in REA Academy.
Ha pubblicato “Interceptor Marketing” con Flaccovio Editore e contribuito a “Le nuove professioni digitali” per Hoepli.
Ricopre il ruolo di Top Influencer per SEMrush, la marketing suite più utilizzata ed è il Direttore Responsabile di Junglam.

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