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Come gestire il capo

Scritto da Patrizia Saolini

Tutti i suggerimenti utili a gestire il rapporto con il capo, affinché si possa ambire a sviluppare sul lungo periodo la carriera desiderata.

Il capo ufficio, per quanto possa essere amato o odiato, che sia maschio o femmina oppure nemico o amico, è la persona in grado di decidere le sorti di un avanzamento di carriera.

Ma che succede se il capo, invece di dare il buon esempio proteggendo e sviluppando il team, inizia a remare contro o a sabotare il lavoro svolto dalle risorse al suo fianco?

La risposta può di certo aprire un dibattito sull’argomento, ma c’è una buona notizia: il rapporto con il capo si può gestire.

Come gestire il rapporto con il capo: attenti alle quattro A

Appurato che il capo perfetto non esiste, si spera che almeno una volta nella vita abbiate avuto l’opportunità di incontrarne uno esemplare, dotato di spiccata intelligenza emotiva e leadership positiva. Ma, sempre più spesso, si sente parlare di capi con ben quattro atteggiamenti deleteri, ovvero quelli che noi di Junglam definiamo ironicamente “i quattro incomodi”, cioè  l’accentratore, l’ansioso, l’arrogante e l’aggressivo, grazie ai quali l’unico fattore motivante diventa quello di cambiare il posto di lavoro.

Tuttavia prima di cercare nuove opportunità potrebbe risultare utile imparare a gestire quel genere di capi, apportando un bel sollievo nella routine lavorativa e, perché no, prendendosi qualche soddisfazione a livello personale.

Come gestire il boss arrogante che sa tutto lui

I capi con i quattro atteggiamenti incomodi sono sparsi nelle migliori organizzazioni. Anche se non ci è dato sapere come siano arrivati nei posti di comando, dobbiamo riconoscergli che sanno come persuadere i loro follower.

Nonostante siano portatori sani di leadership negativa, sono spesso travestiti da mentore, soprattutto quelli con l’atteggiamento arrogante: amano infatti farsi notare per la loro eloquenza, salvo poi contraddirli o non essere allineati con la loro visione. Non importa quanto tatto abbia usato il malcapitato collaboratore nel descrivere il suo punto di vista, né tantomeno l’anzianità conquistata sul campo: il capo arrogante non ama ascoltare i suggerimenti altrui e soprattutto, sa bene come demolire chi non si schiera dalla sua parte.

Come gestire dunque un capo che fa un uso sconsiderato della sua arroganza? Meglio affrontarlo o evitarlo su tutta la linea?

“Con un capo così è sempre meglio esprimersi in privato, non dilungarsi nel discorso e focalizzarsi sull’essenziale” ci racconta Marina Osnaghi, Corporate ed Executive Coach, “specialmente se il capo in questione è di fretta o molto impegnato. L’ideale sarebbe quello di esporre le proprie idee con dati alla mano e possibilmente supportarle con esempi concreti, così da aumentare il suo interesse verso l’argomentazione sollevata. Evitare un eventuale conflitto non porterebbe alcun beneficio, può darsi infatti che quella del capo sia solo una tecnica provocatoria verso i singoli collaboratori, per tastare il terreno e valutare fino a che punto si può spingere nel sollecitare il team”.

Marina Osnaghi, Corporate ed Executive Coach

Come gestire un capo accentratore che non ama delegare

Quando invece il capo non conferisce autonomia, siamo davanti a un boss accentratore che non fa della delega una sua priorità, anzi la ritiene addirittura superflua. Stiamo parlando di un capo che non si confronta con il gruppo di lavoro e che non si fida delle eventuali proposte strategiche pervenute dal team.

In questo caso, prima di gestire un capo accentratore, dovreste prima di tutto appurare se la cultura aziendale del contesto in cui vi trovate non spalleggi un atteggiamento così esclusivista, tanto da richiedere un forte controllo sull’operatività dei collaboratori. In quel caso dovreste provare a capire se l’azienda in questione non vi stia facendo un training “on the job” per insegnarvi a diventare altrettanto accentratore.

Se invece pensate che l’atteggiamento sia isolato, potreste chiedere di essere trasferiti in un’altra area dell’organizzazione, con un capo meno rigido e più innovatore.

Altrimenti, e qui viene il bello, per gestire un capo accentratore, dovrete imparare a stupirlo e a prevenire le sue mosse ancor prima che lui venga a controllarvi, diventando simile a una figura consulenziale, specializzata nella prevenzione e nella risoluzione dei problemi. In questo modo si creerebbe la fiducia necessaria a fargli capire che di voi si può fidare e che siete la persona giusta per portare a termine delle missioni in completa autonomia.

Come gestire il capo aggressivo che parla alle spalle

Con un capo aggressivo è bene non sorvolare e affrontare ogni situazione in modo assertivo e riservato.

È evidente che il rapporto con un capo difficile non migliorerà da un giorno all’altro. È altrettanto evidente che per far durare il miglioramento del rapporto bisogna imporsi delle regole ben precise, soprattutto se il nostro boss ha un atteggiamento aggressivo sia a livello verbale che non verbale o addirittura fisico.

A questo proposito, prendiamo spunto da una ricerca di SDA Bocconi effettuata nel 2016 in collaborazione con Inail Direzione Generale Lombardia, che evidenzia quanto l’approccio aggressivo sia deleterio per l’intera organizzazione e vada contrastato in primis dai responsabili delle risorse umane, con attività di coinvolgimento e di ascolto dei dipendenti.

I comportamenti più frequenti della persona aggressiva sono risultati essere urlare e parlare alle spalle, oltre che minacciare e sfoggiare il proprio potere.

Le domande da farsi in situazioni così delicate sono dunque:

  • Come posso evitare di alimentare il pettegolezzo nel mio ambiente di lavoro?
  • Devo forse chiedere aiuto alla direzione del personale?

Un paio di frasi efficaci per gestire il capo aggressivo in vena di pettegolezzi potrebbero essere:

  • “Parlerei con te volentieri ma devo terminare un lavoro urgente, adesso non posso fermarmi.”
  • “Grazie per avermi chiesto un parere ma non sono al corrente di quello che mi stai chiedendo.”

Con un capo aggressivo meglio non sorvolare, bisogna imparare a gestirlo in maniera assertiva e riservata, anche a costo di sembrare distaccati.

Come gestire il proprio capo quando è ansioso

E veniamo all’ultima A, quella del capo ansioso, cioè il boss che cambia programmi e scadenze in continuazione, che ha paura persino della sua ombra e che pensa che nessuno sia bravo come lui.

Qui la parola d’ordine è: negoziare, negoziare e ancora negoziare.

È importante sottolineare la negoziazione perché, soprattutto per le donne, è ancora un esercizio difficile da portare a termine con successo. Un’ottima lettura sull’argomento è quella proposta da Samantha Barberini e Renata Borgato, esperte di formazione manageriale e autrici del testo “Tre volte più grandi. Manuale di negoziazione ad uso delle donne e non solo” (2018, Franco Angeli Editore), dove vengono evidenziati i vari stili negoziali.

Negoziare con un capo ansioso è la mossa strategica per gestire il rapporto di lavoro.

Quello che ci ha colpiti di più, guarda caso, è proprio quello del negoziare con se stesse ancor prima che con il datore di lavoro o con il capo.

Samantha e Renata prima di negoziare suggeriscono infatti di darsi il permesso di:

  1.  essere se stesse…non essere eccezionali (eccezionalmente brave, eccezionalmente intelligenti, eccezionalmente disponibili, eccezionalmente belle)…essere imperfette;
  2. volere tutto… non volere tutto… porre dei limiti (dire: “questo non è negoziabile”)…chiedere informazioni (non si deve saper tutto);
  3. essere arrabbiate…essere insoddisfatte…confliggere quando serve (e accorgersi che non è poi così difficile);
  4. dire di no…dire di sì…complimentarsi con se stesse…tessere alleanze…dire “brava” a un’altra donna;
  5. chiedere aiuto quando serve…dare aiuto solo se lo desideriamo…pretendere che ci dicano grazie.

Per predisporsi alla negoziazione e preparare il terreno per aggirare l’ostacolo – in questo caso l’atteggiamento ansioso – diventa inoltre importante studiare le variabili, quali il tempo a disposizione per portare a termine una missione senza fretta e il valore di ciò che si sta negoziando, affinché si possa valutare se è veramente urgente quello che ci è stato repentinamente richiesto.

Sull'Autore

Patrizia Saolini

Executive editor, scrittrice e corrispondente estera di JunGlam.com, con alle spalle una carriera in aziende del lusso internazionale. Scrive dal 2010 su riviste di moda, beauty, lifestyle e retail. Life coach professionista, con un Master di primo livello in Life Coaching riconosciuto dal Miur, é l'ideatrice di Retail Coach®, un marchio che garantisce consulenza strategica e corporate coaching alle aziende del lusso dedicate al servizio al cliente multicanale.

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