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Lifestyle

Body shaming: cos’è e perché la Rete lo ha amplificato

Scritto da Benedetto Motisi

Il body shaming è letteralmente il far vergognare del proprio corpo, riconducibile al bullismo di bassa lega (come se in realtà ce ne fosse uno di alta) che dalle aule scolastiche ha invaso, amplificato dalla Rete, persino il dibattito pubblico e politico.

Dall’archetipo dei film anni ’80 del bambino un po’ in carne e timido preso di mira dal tipo arrogante e sicuro di sé, limitato a un contesto ben specifico, si è sfociati in una caccia indiscriminata al profilo del personaggio pubblico cercando di prenderne di mira i difetti.

Intendiamoci, il Web non ha colpe in questo (è solo uno strumento) e indicare il mitologico popolo di Internet come violento e furioso è un modo per dissociarsi e porsi sopra di esso. In realtà, tutti abbiamo compiuto il “peccato” di prendere in giro una caratteristica fisica di qualcun altro, solo che prima era l’espressione maleducata di un pensiero che poteva essere taciuto, in un gruppo sociale ristretto.

Vale(va) la vecchia regola della nonna: “se non hai nulla di carino da dire su una persona, allora non dirlo“.

Il body shaming e i casi del ministro Bellanova, di Murgia e di Isoardi

Il problema è che sui social network si tende a voler raggiungere la popolarità a tutti i costi, in questi casi una sua sfumatura nata su certe pagine di Facebook, le quali puntano a dare visibilità al commento più memorabile e quindi – nel caso del body shaming – a chi la spara più grossa.

Intendiamoci, questo tipo di goliardia è antecedente alla Rete e bipartisan, ma mi colpisce sempre come – con tanto di nome e cognome e foto – tanti utenti, o per meglio dire, tante persone siano in grado di riversare tanto odio addosso a qualcuno.

I casi di Michela Murgia e di Elisa Isoardi, in questo senso sono speculari: ferocemente bersagliata la prima durante i 14 mesi del governo giallo-verde dai suoi sostenitori per le sue posizioni antitetiche allo stesso, ugualmente colpita sull’aspetto fisico la presentatrice, “rea” di essere stata la compagna del leader del partito che ha fatto crollare la coalizione.

In questo caso, più che la pacca virtuale sulla spalla per la battuta “da fenomeno”, si è cercato il colpo basso per cause politiche.

E sempre per il suo ruolo da ministro, quindi alla ribalta nonostante un pregresso di anni di carriera, è incappata nel body shaming anche il neo-ministro Bellanova, per via di un abito che non è stato gradito dai bulletti di turno.

Come contrastare il body shaming

Ritengo che l’unico modo per riuscire a deflettere i colpi virtuali, ma non per questo meno dolorosi, di insulti indecorosi alla propria persona sia con l’eleganza e l’ironia, le stesse che il neo-ministro ha avuto nel commentare le critiche ricevute.

Sulla questione, è intervenuto anche il conduttore televisivo, “paladino del buon gusto”, Enzo Miccio, con un assist altrettanto elegante su Twitter.

Ad oggi, pare l’unico modo se non per contrattaccare (i bulli non capirebbero) ma quantomeno per difendere sé stessi.

Cover photo: @elisaisoardi on Instagram

Sull'Autore

Benedetto Motisi

Giornalista e Docente.
Attivo in Italia ed Est Europa, ha lavorato nelle redazioni di Radio Radicale e di Gruppo HTML (oggi Triboo Media).
Ha tenuto e tiene docenze per Politecnico di Milano, Unicattolica, Upter, Regione Lazio, Provincia Autonoma di Trento, CGIL Lombardia, LUISS Enlabs, Henley Business School, Camera dei Deputati.
Insegna nei Master di Web Communication e Visual & Marketing Design in REA Academy.
Ha pubblicato “Interceptor Marketing” con Flaccovio Editore e contribuito a “Le nuove professioni digitali” per Hoepli.
Ricopre il ruolo di Top Influencer per SEMrush, la marketing suite più utilizzata ed è il Direttore Responsabile di Junglam.

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