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Orgasmo femminile: tutte le varianti del piacere (tra falsi miti e realtà)

Scritto da Silvia Artana

L’orgasmo femminile è uno solo o ne esiste più di un tipo? Tra falsi miti e realtà, ecco tutto quello da sapere per una esperienza sotto le lenzuola consapevole e nel segno del piacere!

Quando si parla di orgasmo femminile, lo si fa spesso al plurale. La convinzione comune è che esistano diverse varianti e che ci siano posizioni, trucchi e pratiche ad hoc per raggiungere ognuna. Ma forse, la questione è meno complicata di quello che sembra.

Di certo, per provare piacere (di qualunque tipo esso sia) bisogna… fare pratica! Con il partner (sesso orale compreso), con l’autoerotismo e con i sex toys. In fondo, applicarsi con costanza è il segreto per riuscire bene in qualsiasi cosa. E di certo, l’allenamento in camera da letto è più divertente di quella in palestra…

L’orgasmo clitorideo

Sull’orgasmo femminile c’è molta confusione e spesso e volentieri quello clitorideo viene considerato di “serie B”. A relegarlo nelle retrovie è stato Sigmund Freud, che nel 1905 lo ha definito una condizione incompleta dell’età adolescenziale e ha creato il mito dell’orgasmo vaginale. Ma nuovi studi hanno rivelato che il piacere femminile dipende (sempre) dagli organi erettili della vulva. In altre parole, il clitoride è responsabile di ogni tipo di orgasmo. Alla faccia dell’orgasmo di serie B (e di Freud).

L’orgasmo vaginale

È stato Freud il primo a parlare di orgasmo vaginale e la verità è che se l’è inventato di sana pianta. L’orgasmo vaginale non esiste. O almeno, non esiste senza quello clitorideo. È la stimolazione contemporanea del clitoride durante la penetrazione a creare il cortocircuito di piacere che si prova durante l’atto sessuale. A meno di non prendere per buona l’esistenza del punto G.

L’orgasmo del punto G

Esiste o non esiste? Il punto G è uno dei grandi misteri dell’umanità. D’accordo, magari non proprio dell’umanità, ma di certo piacerebbe a tutti – uomini e donne – sapere se c’è o non c’è. Al momento, nonostante la mole di studi effettuata, non sussiste alcuna certezza su questa mitologica fonte di piacere. Chi ritiene che esista, identifica il punto G con una zona estremamente sensibile situata sulla parete anteriore della vagina. La sua stimolazione durante l’atto sessuale (in particolare, con la posizione della pecorina e dell’amazzone) porterebbe all’orgasmo del punto G.

L’orgasmo misto

Si scrive orgasmo misto, si legge orgasmo femminile. Perché la definizione descrive la stimolazione contemporanea del clitoride e della vagina durante la penetrazione che conduce all’apice del piacere. Insomma, niente di nuovo (e di più) sotto al sole. Neppure quando si allarga la definizione di orgasmo misto a orgasmo clitorideo + orgasmo vaginale (?) + orgasmo del capezzolo. Perché sì, esiste (o almeno, esisterebbe) anche un orgasmo del capezzolo.

L’orgasmo del capezzolo

Non è un segreto che l’orgasmo femminile sia soprattutto una questione di testa. E a quanto pare, la stimolazione dei capezzoli genera una reazione nel cervello simile a quella che deriva dalla stimolazione dei genitali. Ma sempre per la questione che l’orgasmo femminile è soprattutto una questione di testa, non tutte le donne raggiungono il nippelgams.

L’orgasmo femminile può anche avere molti nomi, ma per provare piacere… bisogna fare pratica!

Gli orgasmi multipli

Non solo l’orgasmo multiplo non è una leggenda, ma tutte le donne possono provarlo. E questa volta la ragione è fisiologica. Il periodo refrattario femminile (ovvero, il tempo che ci mette il corpo a riportare alla normalità frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, attività cerebrale e spasmi muscolari dopo il piacere) è dell’ordine di 1 o 2 minuti. E una volta trascorso, il corpo è pronto a ricominciare da capo. Certo, la “meccanica” deve essere supportata da desiderio e eccitazione. Ma di base, gli orgasmi multipli sono alla portata di tutte.

L’orgasmo anale

Come il nipplegasm, anche l’orgasmo anale (e prima ancora il sesso anale) non è per tutte. Ma in cosa consiste? In pratica, è il piacere che deriva dalla stimolazione della spugna perineale (PS spot), una zona spugnosa composta da tessuti erettili, che si trova tra le pareti dell’ano e della vagina. A livello scientifico, l’esistenza del PS spot è discussa come quella del Punto G. Ma a livello empirico, più di una donna è pronta a giurare che sia reale…

L’orgasmo della cervice

L’orgasmo della cervice (o terzo orgasmo, per quelli che pensano che completi il trittico del piacere insieme a orgasmo misto e anale) è una sorta di chimera degli orgasmi. Chi l’ha provato (o afferma di averlo provato), lo descrive come una sensazione totalizzante e selvaggia, che prende forma in scosse all’altezza dell’ombelico e intense contrazioni per tutto il corpo. A causarlo è la stimolazione della cervice, ovvero l’area di un paio di centimetri di raccordo tra l’utero la vagina, che avviene attraverso la penetrazione profonda.

L’orgasmo del punto U

Dopo il punto G e il PS spot, nel dizionario del sesso è entrato il punto U. La definizione glamour indica le ghiandole uretrali femminili o ghiandole di Skene, due strutture tondeggianti disposte ai lati della parte superiore della vagina e circondate dallo stesso tessuto che riveste la vulva, le piccole labbra e il clitoride. Per questa ragione, molti sono propensi a credere che l’orgasmo del punto U sia collegato per via diretta a quello clitorideo (per non dire addirittura che sia la stessa cosa). In ogni caso, è certo che le ghiandole di Skene hanno a che fare con lo squirting.

L’orgasmo esteso

L’orgasmo esteso o edging (dall’inglese, “arrivare/portare al limite”) è una pratica sessuale che prevede che l’uomo conduca più volte la donna fino alla soglia del piacere, controllando le sue reazioni in modo che non provi l’orgasmo. Quando (infine) lei arriva al limite, lui la spinge al climax. Il risultato è esplosivo, ma il requisito fondamentale della tecnica è un partner super attento, super controllato e super generoso. Insomma, l’equivalente del primo premio alla lotteria (o poco meno).

Photo cover credits: Adobe Stock

Photo text credits: Marvin Meyer on Unsplash

Sull'Autore

Silvia Artana

Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, ha conseguito un Master in Divulgazione Scientifica e ha mosso i primi passi nell'editoria occupandosi di scienza e tecnologia. Oggi scrive di moda, bellezza, benessere, lifestyle, cinema e TV per diversi magazine e testate digitali e svolge attività di copywriting, storytelling e ghostwriting online e offline.

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