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Lifestyle

Cos’è e se esiste veramente una filter bubble su Internet

Scritto da Benedetto Motisi

Una delle espressioni nate in seguito all’affermarsi della comunicazione online e riprese con tono, spesso catastrofico, da parte dei media tradizionali è quella di filter bubble o bolla di filtraggio.

Secondo questo concetto, teorizzato dall’attivista Eli Paliser, sia i social network che i motori di ricerca – o per meglio dire gli algoritmi che li regolano – ci farebbero vivere all’interno di una bolla che escluderebbe tutti i contenuti a noi sgraditi o comunque fuori dalla nostra sfera di interesse.

La personalizzazione delle informazioni, quindi, porterebbe a radicalizzare le proprie opinioni, rafforzandole e imbarbarendo il confronto civile fra più idee.

Perché la bolla di filtraggio è gonfiata

Ora, è vero che se le nostre ricerche vertono, ad esempio, sui prodotti di bellezza come le maschere per il viso, verremo inondati da una serie di pubblicità e contenuti correlati legati a quell’ambito, escludendone altri. Tuttavia, non si tratta di un complotto per renderci tutti uguali e schiavi come in un video musicale distopico degli anni ’80.

Stiamo parlando piuttosto del figlio ancora più rampante di un certo tipo di marketing d’assalto, quel re-marketing che ci “segue” se abbiamo cercato un prodotto o un’informazione con altrettante di quello specifico segmento. L’intento è puramente commerciale al fine di aumentare le vendite e non un programma per l’asservimento dell’uomo.

Ci sono varie teorie a supporto e a smentita della bolla di filtraggio, ma permettetemi di scrivere la mia, per quanto sia una visione ovviamente parziale poiché basata sull’esperienza empirica.

Utilizzando la Rete principalmente per lavoro, grandissima parte dei contenuti che mi vengono proposti – e che spontaneamente ricerco – sono legati alle tematiche affrontate professionalmente, con tutti i pro (ottimizzazione di tempo e risorsa) e contro (rischiare di non vedere altro) del caso.

Ad ogni modo sono arrivato a una soglia di disgusto talmente ampia per certuni “abitanti” di questa bolla, che condividono solo slice of life/spaccati della loro esistenza costruiti ad hoc per sembrare di successi e infine risultano solo posticci.

Questo mi ha portato spontaneamente ad allargare i miei orizzonti, ovvero a uscire dalla zona di comfort della bolla e costruirmi un’altra serie di interessi. I quali, ovviamente sono stati ottimizzati ai fini economici dalle piattaforme le quali, hanno la sola “colpa” di averci dato la possibilità di immaginarci una Rete su nostra misura.

Certo, difficilmente vedrò un contenuto fuori target sui social network, essendo questo concepito per fornirmi l’esperienza più simile possibile ai miei gusti.

Fare la paternale a un sistema per il quale sarebbe necessario avere una responsabilità personale di ciò che si fa è controproducente e sbagliato: vanno piuttosto avvisati gli utenti delle potenzialità e dei rischi, al di là di umane zone di comfort o bolle che siano.

Sull'Autore

Benedetto Motisi

Giornalista e Docente.
Attivo in Italia ed Est Europa, ha lavorato nelle redazioni di Radio Radicale e di Gruppo HTML (oggi Triboo Media).
Ha tenuto e tiene docenze per Politecnico di Milano, Unicattolica, Upter, Regione Lazio, Provincia Autonoma di Trento, CGIL Lombardia, LUISS Enlabs, Henley Business School, Camera dei Deputati.
Insegna nei Master di Web Communication e Visual & Marketing Design in REA Academy.
Ha pubblicato “Interceptor Marketing” con Flaccovio Editore e contribuito a “Le nuove professioni digitali” per Hoepli.
Ricopre il ruolo di Top Influencer per SEMrush, la marketing suite più utilizzata ed è il Direttore Responsabile di Junglam.

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