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Cos’è il catcalling e perché è da condannare

Scritto da Silvia Artana

Apprezzamenti non richiesti, fischi, gesti volgari, a volte insulti e in certi casi vere e proprie aggressioni. Il “catcalling” è un fenomeno (sempre più) diffuso e non può essere minimizzato o ignorato.

A fare esplodere la bomba è stata Aurora Ramazzotti, ma il “catcalling” non è (purtroppo) cosa nuova. A marzo 2021, la figlia di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti si è sfogata su Instagram contro le “molestie di strada”:

È assurdo che nel 2021 si verifichino ancora di frequente certe situazioni. Fischi, commenti sessisti, davvero una schifezza. Non è possibile che appena mi metto una gonna oppure mi tolgo la giacca per correre, debba sentire queste cose. E mi succede seppure mi vesta spesso un po’ da maschiaccio, anche quando sono in tenuta sportiva. Se sei un persona che fa catcalling, sappi che mi fai schifo.

Il messaggio di Aurora spiega molto bene cos’è il fenomeno e il malessere non solo psicologico, ma anche fisico di chi lo subisce. I complimenti non richiesti, i commenti (presunti) galanti e volgari, i baci, i fischi e le strombazzate con il clacson, le domande invadenti e inopportune, i gesti sconci, le avances sessuali, le offese e a volte addirittura gli insulti sono ciò che viene definito catcalling. Tutte queste azioni e comportamenti – da soli e nel loro insieme – “costituiscono un tipo specifico di molestia sessuale e di molestia di strada”, come scrive (anche) l’Accademia della Crusca.

Di solito, il catcalling è inteso come un’aggressione a connotazione sessuale e contro le donne. Ma l’organizzazione no profit Stop Street Harassment amplia il suo significato e ritiene che sia una violenza trasversale e che comprenda commenti e gesti omofobici, transfobici e riferiti a etnia, religione, classe sociale e disabilità.

Cosa vuol dire e come si pronuncia catcalling?

Ma perché questo genere di molestia viene chiamato “catcalling”? Da dove salta fuori il termine? L’Accademia della Crusca ricostruisce l’origine della parola a partire dal suo uso in Gran Bretagna nella seconda metà del Seicento per indicare “il verso che fanno i gatti di notte”. Il termine è dunque il risultato dell’unione di “cat” (“gatto”) e “calling” (“che chiama” o “richiamo”) e la pronuncia rispecchia quella delle parole che lo formano, ovvero “kat · kaw · luhng”.

Dal suo originale uso “innocuo”, catcalling è passato a indicare a metà del Settecento “l’atto di fischiare a teatro gli artisti sgraditi e il fischio di disapprovazione stesso”. L’Accademia della Crusca scrive che, verso la fine del secolo, il termine si trova attestato con il significato di “grido, lamento, suono simile a un lamento” e “lamentoso”. Poi è stato “rilanciato” in epoca moderna con un’ accezione che per certi versi è vicina a quella intermedia, ma ha anche nuove sfumature semantiche.

Per certo, la parola catcalling (scritta anche “cat-calling” e “cat calling”) è entrata a fare parte del linguaggio comune per indicare “una molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada”.

L’Accademia della Crusca osserva anche che si tratta di un “prestito integrale dall’inglese” e ricorda che in italiano esiste una parola che ha lo stesso significato. Il termine in questione è “pappagallismo”, che l’Enciclopedia Treccani definisce come il modo di fare dei “pappagalli della strada”, ovvero il comportamento “di chi, in modo insistente e grossolano, importuna le donne per la via”.

Il catcalling è il comportamento di chi importuna le donne per la strada ed è una molestia sessuale

Perché il catcalling è da condannare e cosa prevede la legge (in Italia e all’estero)

Il catcalling è “espressione di una mentalità sessista e svalutante” – come spiega in maniera puntuale l’Accademia della Crusca – e provoca imbarazzo, disagio e a volte vero e proprio malessere e dolore in chi lo subisce. Gli effetti delle molestie di strada possono avere ripercussioni psicologiche e fisiche di diversa gravità e a questo va aggiunto il fatto che non di rado il catcalling supera i confini verbali e degenera in vere e proprie aggressioni sessuali.

Al momento, la legge italiana non punisce questo genere di molestie. Il catcalling non è un reato in senso stretto, ma l’articolo 660 del Codice Penale prevede “l’arresto fino a sei mesi” o una “ammenda fino a euro 516″ per “chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo”.

Per adesso, l’unico stato europeo a considerare il catcalling un reato è la Francia. Nel 2018, il governo transalpino ha approvato una legge che prevede multe fino a 750 euro. Le sanzioni diventano più pesanti in caso di comportamenti aggressivi e fisici. 

Per quanto riguarda il resto del mondo, le Filippine nel 2019 hanno approvato il Safe Spaces Act, una legge che punisce (con multe o prigione) atti misogini, insulti sessisti, fischi, sguardi invadenti, imprecazioni e il racconto di barzellette a sfondo sessuale in pubblico e online. Invece, negli Stati Uniti, la legslazione sul fenomeno del catcalling è demandata alla giurisdizione dei singoli stati.

Photo cover credits: Adobe Stock

Foto text credits: Keira Burton da Pexels

Sull'Autore

Silvia Artana

Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, ha conseguito un Master in Divulgazione Scientifica e ha mosso i primi passi nell'editoria occupandosi di scienza e tecnologia. Oggi scrive di moda, bellezza, benessere, lifestyle, cinema e TV per diversi magazine e testate digitali e svolge attività di copywriting, storytelling e ghostwriting online e offline.