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Eros

Se l’amore platonico esistesse oggi

Scritto da Irene Lodi Rizzini

In un’era tutta digitale come la nostra che caratteristiche assume l’amore platonico? E cosa significa nella sua accezione originaria?

Mary è una ragazza di 31 anni come tante in cerca della sua anima gemella. Da brava Millennial è capace di navigare sui social e sa come funzionano le migliori app per incontri. La sua anima inguaribilmente romantica insegue l’amore e non perde la speranza di trovare un ragazzo che sappia capirla e ascoltarla, anche tra le pagine del web, condividendo passioni e interessi.

Anzi, si convince che conquistare un ragazzo in chat, proprio grazie alla dimensione digitale e “immateriale” dei social, le permetterà di valutare la relazione ed evitare in anticipo incontri che di persona potrebbero rivelarsi deludenti.

Amore platonico online: sta scrivendo…

Forse oggi, in un’era come la nostra che favorisce dinamiche di comunicazione emotive e personali, l’amore platonico potrebbe assumere le caratteristiche del digital flirting, un po’ come per la nostra Mary.

Negli ultimi anni il web pullula di siti e app specializzate nel mettere in contatto le persone con grande facilità in base alle preferenze, all’età e a tutta una serie di filtri personalizzabili. Siamo sempre connessi e conoscere persone interessanti o semplicemente stringere nuove amicizie sembra essere diventato molto più facile online che nella vita reale.

Ma nemmeno la dimensione intangibile e astratta del web può bastare alle volte per metterci al riparo da esperienze di delusione o magari anche sofferenza.

Amore platonico: il significato in filosofia

È bene sapere che quello che comunemente viene chiamato “amore platonico” non corrisponde al concetto filosofico di amore come viene espresso da Platone. Come spiegano bene alcuni aforismi sull’amore, oggi tendiamo a considerare platonica una relazione “mentale” spesso idealizzata, pura e in certi casi adolescenziale, i cui contorni si confondono a volte con quelli di un’amicizia speciale, che potrebbe relegare il rapporto entro la famosa friend zone.

Foto di coombesy da Pixabay

Quando nel IV secolo a.C. Platone si è interrogato nel Simposio su cos’è l’amore e come definirlo, è partito da un assunto centrale in tutto il suo sistema filosofico: la distinzione tra anima e materia, che a proposito dell’eros si intreccia con la diade apollineo e dionisiaco, ovvero razionale e istintivo.

Eros per Platone è una forza complessa e profonda, la cui natura non è né umana né divina, ma è quella intermedia di un demone, in grado per questo di connettere tra loro l’umano e il divino. Nel mito della nascita di Eros, Platone dà ragione di questa sua natura intermedia: Eros è infatti figlio del dio Pòros (in greco espediente, ingegno) e della mortale Penìa (in greco povertà), la quale, durante il banchetto per la nascita di Afrodite, approfitta dell’ubriachezza del dio Pòros per giacere con lui.

Apollineo e dionisiaco si incontrano così in Eros, povero e mancante come la madre, ma anche furbo e in grado di rinascere sempre e ovunque come il padre. Amore dunque è desiderio e passione che muove alla ricerca costante della pienezza e della bellezza in un cammino che per fasi – a partire dall’attrazione fisica – può portare l’uomo alla contemplazione della bellezza dell’anima. L’amore platonico non è in realtà un amore impossibile, ma è l’impulso profondo che in ogni uomo spinge a cercare di conoscere il bello e il vero, che fa sentire all’innamorato la mancanza di qualcosa che lo possa compiere e completare.

Cover Photo: Anastasia Gepp on Pixabay

Sull'Autore

Irene Lodi Rizzini

Coordinatrice della redazione di Junglam, esperta di moda e laureata in letteratura, collabora con Junglam fin dagli esordi, proseguendo l’esperienza di editing e coordinamento in redazione maturata in molteplici anni di lavoro sul web.

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