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Quanto durano davvero i fiori consegnati a casa? Cosa fa la differenza

Scritto da Antonella Iacono

Un mazzo che arriva alla porta di casa porta con sé un’emozione immediata, ma anche una domanda pratica: quanto resterà bello? La risposta dipende da tre fattori ben precisi, cioè la varietà scelta, il percorso che il fiore compie dal campo al vaso e le cure dei primi giorni. Gli esperti di conservazione post-raccolta concordano su un punto: buona parte della vita di un fiore reciso si decide prima ancora che il campanello suoni.

Ogni fiore ha il suo orologio

Le varietà non invecchiano tutte allo stesso ritmo. Una rosa in buone condizioni resiste dai 5 ai 7 giorni, il tulipano tra 3 e 7, mentre gigli e girasoli superano spesso la settimana. I veri campioni di resistenza sono garofani, crisantemi e alstroemerie, che arrivano tranquillamente a due o tre settimane. Conta anche il significato: il girasole, simbolo di allegria e lealtà, è perfetto per un augurio che deve durare, mentre la rosa rossa resta il linguaggio universale dell’amore. Le ricerche condotte dalla Wageningen University & Research, uno dei centri di riferimento mondiali per la floricoltura, confermano che temperatura costante e raccolta al giusto stadio di apertura sono i fattori che più allungano la vita in vaso. Sempre meglio quindi sapere dove verranno esposti i fiori una volta consegnati così da portare la scenta su fiori che possano durare il più possibile in ogni differente ambiente.

Filiera e consegna, dove si guadagnano i giorni

Ogni ora trascorsa fuori dall’acqua e lontano dal fresco accorcia la vita del fiore. Un mazzo composto da un fiorista vicino al destinatario e consegnato in giornata parte con un vantaggio netto rispetto a una composizione spedita in scatola da centinaia di chilometri. Per questo, quando si scelgono i fiori a domicilio, conviene affidarsi a un servizio che lavora con fioristi presenti sul territorio e prepara la composizione il giorno stesso della consegna. Anche il destinatario fa la sua parte: ritirare subito il mazzo, evitare che resti al sole sul pianerottolo o accanto al termosifone e metterlo in acqua entro pochi minuti sono gesti che valgono giorni di freschezza.

Le cure che fanno la differenza

Appena arrivati, gli steli vanno accorciati di due o tre centimetri con un taglio obliquo e una lama ben affilata, così da aumentare la superficie che assorbe l’acqua. Le foglie sotto il livello dell’acqua vanno eliminate, perché marciscono e favoriscono i batteri che ostruiscono i vasi linfatici dello stelo. L’acqua, a temperatura ambiente, si cambia ogni due giorni, aggiungendo la bustina di nutrimento fornita dal fiorista, che contiene zuccheri e un agente antibatterico. Il vaso va tenuto lontano dalla frutta matura, che rilascia etilene, un gas che accelera l’appassimento. Anche la scelta del contenitore conta: vasi alti e stretti per gigli e gladioli, bassi e ampi per peonie e rose da giardino. Lo sforzo ripaga. Secondo uno studio della Rutgers University pubblicato nel 2005 sulla rivista Evolutionary Psychology, ricevere fiori provoca un sorriso spontaneo nella totalità dei partecipanti e un miglioramento dell’umore che si protrae per giorni, proprio finché il mazzo resta in casa.

Sull'Autore

Antonella Iacono

Lecturer in Scienze della Comunicazione LUMSA.
Master in Giornalismo e comunicazione all'UniPegaso.
Studentessa, sempre.
Scrittrice, ancora di più.