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Milano Fashion Week 2026: sfilate e tendenze Primavera Estate 2027

Scritto da Patrizia Saolini

Per una settimana Milano ha cambiato ritmo. Dal 22 al 28 settembre 2026 la Milano Fashion Week Primavera Estate 2027 ha riportato nella capitale italiana della moda designer, buyer, celebrity e addetti ai lavori. Ancora una volta la città è diventata un osservatorio privilegiato sul futuro del guardaroba.

Quella appena conclusa, però, non è stata una stagione come le altre. Dalle passerelle è emersa una moda italiana impegnata a ridefinire il proprio presente, dopo una fase di profondi cambiamenti ai vertici creativi delle maison.

Molti dei direttori creativi arrivati di recente nei grandi marchi sono ormai alla seconda o terza collezione. È il momento in cui le dichiarazioni d’intenti devono lasciare spazio a un’identità.

E Milano, questa volta, ha risposto con una moda sorprendentemente concreta. Meno ossessionata dallo spettacolo fine a se stesso, è tornata a porsi la domanda più semplice di tutte: come vogliamo vestirci?

Prada apre Milano e trasforma la gonna in un manifesto

A dare il via alle grandi sfilate è stata Prada, che per la prima volta ha aperto la settimana milanese.

Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito la Primavera Estate 2027 attorno a uno degli elementi più elementari del guardaroba femminile: la gonna.

Mini, al ginocchio, a pieghe, lineare, ricamata, decorata, essenziale. Le interpretazioni si sono susseguite una dopo l’altra, e un capo quotidiano è diventato lo spazio su cui costruire identità differenti.

L’idea nasce da una convinzione che Miuccia Prada esprime da anni. Per la parte inferiore del corpo, la gonna può avere lo stesso ruolo della T-shirt: una sorta di tela su cui raccontarsi.

Il risultato è una collezione immediata e desiderabile, ma tutt’altro che banale. Prada non ha inventato un nuovo oggetto. Ha preferito insegnarci di nuovo a guardare quello che possediamo già.

Gucci: Demna costruisce un guardaroba di personaggi

Se Prada ha ragionato su un capo, Gucci ha ragionato sulle persone.

Per la Primavera Estate 2027 Demna ha trasformato la sfilata in una sorta di boutique immaginaria. Al suo interno convivono personalità, desideri e modi di vestire apparentemente incompatibili.

La donna Gucci non viene più descritta attraverso un unico codice. Può essere borghese, glamour, equestre, provocatoria o attraversata da un’attitudine punk.

È proprio questa pluralità a diventare il messaggio della collezione.

Le prime prove del designer alla guida della maison avevano fatto discutere. Questa stagione ha permesso di vedere il progetto con più chiarezza: Gucci come contenitore di identità, più che come uniforme estetica.

Fendi: Maria Grazia Chiuri mette il corpo al centro

Da Fendi, Maria Grazia Chiuri ha continuato a definire il proprio linguaggio all’interno della maison romana.

La Primavera Estate 2027 parte dal corpo e da come l’abito ne modifica la percezione.

In passerella si sono visti lingerie a vista, bralette, trasparenze, abiti neri con aperture, pellicce, frange e accenti quasi glam-rock. Il risultato è una collezione più stratificata e sensuale rispetto ai primi capitoli della nuova Fendi.

Anche lo spazio della sfilata partecipava al racconto. Una struttura di specchi moltiplicava modelli, pubblico e punti di vista, e lo spettatore si trovava a guardare insieme gli abiti e chi li stava osservando.

Il gioco di riflessi ha trasformato la passerella in una riflessione, letteralmente, sul rapporto tra corpo, moda e sguardo.

Il nuovo minimalismo di Jil Sander

Tra le collezioni che hanno attirato l’attenzione della critica c’è anche la nuova prova di Simone Bellotti per Jil Sander.

Il punto di partenza è quasi una domanda teorica: cosa significa essere minimalisti oggi?

Bellotti sembra cercare la risposta lontano dall’idea del minimalismo come perfezione sterile. Le silhouette restano precise, ma acquistano vita, imperfezione e un legame più stretto con il quotidiano.

Il passaggio è significativo perché racconta una delle direzioni più interessanti emerse a Milano: la ricerca della realtà.

Per essere contemporanei, gli abiti non hanno bisogno di gridare. Possono convincere attraverso proporzioni, materiali e piccoli spostamenti delle regole conosciute.

Moschino riparte dall’ironia di Franco

Uno dei debutti più attesi della settimana è stato quello di Loris Messina e Simone Rizzo alla guida di Moschino.

I fondatori di Sunnei hanno affrontato uno degli archivi più riconoscibili della moda italiana senza cercare di riprodurre alla lettera Franco Moschino.

La sua ironia diventa piuttosto un metodo.

La sfilata si è svolta sul tetto di un parcheggio milanese. Centinaia di persone hanno attraversato lo spazio in direzione opposta rispetto ai modelli, un modo per riportare simbolicamente i vestiti in mezzo alla strada e alle persone reali.

L’archivio diventa così un laboratorio da cui partire per immaginare un nuovo Moschino, invece di restare un museo.

Bottega Veneta e Marni: due idee diverse di nuova Milano

La settimana ha consolidato anche il lavoro di Louise Trotter da Bottega Veneta e di Meryll Rogge da Marni.

Trotter continua a sviluppare una Bottega interessata alla materia, all’artigianalità e alla costruzione del guardaroba. Marni, invece, percorre una strada decisamente più eccentrica.

Con Rogge, colore, collage di riferimenti e suggestioni tra anni Novanta e primi Duemila costruiscono un’estetica che sembra parlare soprattutto a una nuova generazione di consumatori.

Le due direzioni sono lontane, ma rispondono alla stessa esigenza: rendere il DNA delle maison di nuovo leggibile nel presente, senza cancellarlo.

Elisabetta Franchi gioca sui contrasti

Anche Elisabetta Franchi arrivava a Milano in un momento di transizione. A luglio Filippo Zagagnoni, head designer del marchio per ventiquattro anni, ha lasciato il suo ruolo, e la Primavera Estate 2027 è la prima collezione presentata senza di lui.

Il 25 settembre, per la prima volta, Franchi ha accolto gli ospiti nello showroom milanese The Hub, il quartier generale della maison. La collezione lavora sui contrasti: coperto e scoperto, opaco e trasparente, costruito e aderente.

Lo sportswear entra nella sera. Ci sono ciclisti abbinati a blazer oversize e smoking, trench in pelle lucida con allacciature da corsetto sulla schiena, gonne velate ed elastiche come un collant. Il corsetto, ormai firma del marchio, continua a segnare il punto vita, e il dolcevita diventa trasparente. Anche il baricentro della sensualità si sposta: il décolleté resta coperto, mentre spalle e clavicole diventano protagoniste.

Nel finale la passerella si illumina di rosso. Una slipdress di paillettes rosso rubino portata con lo smoking nero riassume la donna Franchi: audace, sicura di sé, mai timida.

Un look della collezione PE 2027 di Elisabetta Franchi. Photo courtesy: e plus e Studio

Un look della collezione PE 2027 di Elisabetta Franchi. Photo courtesy: e plus e Studio

Diesel saluta Glenn Martens

Tra i momenti simbolici della Milano Fashion Week 2026 c’è stato anche l’ultimo show di Glenn Martens per Diesel.

La sfilata ha mantenuto l’energia inclusiva, provocatoria e apertamente sensuale che ha segnato i suoi sei anni alla guida del marchio.

Si chiude così un capitolo importante della storia recente di Diesel, mentre Martens si prepara a concentrarsi completamente su Maison Margiela.

Vogue World porta la moda dentro la città

Questa edizione ha avuto anche un prologo spettacolare: Vogue World: Milano, andato in scena il 22 settembre nella Galleria Vittorio Emanuele II.

Sotto la volta della Galleria si sono incontrati moda, spettacolo, sport e cultura italiana, con protagonisti provenienti da mondi diversi e creazioni delle grandi maison.

Da Roberto Bolle ad Alicia Keys, fino agli atleti olimpici e paralimpici, l’evento ha raccontato la moda italiana prima come ecosistema culturale e poi come industria.

È stata una celebrazione collettiva, che ha trasformato uno dei luoghi simbolo di Milano in una passerella internazionale.

Giorgio Armani: un anno dopo, la maison cambia luce

Come da tradizione, a chiudere la Milano Fashion Week è stato Giorgio Armani. Questa volta la sfilata aveva un peso diverso.

Domenica 27 settembre, all’Armani/Teatro, è andata in scena la prima collezione Primavera Estate presentata dopo la scomparsa dello stilista. È lo stesso luogo che un anno fa aveva ospitato la sua camera ardente. A firmare la collezione è Silvana Armani, nipote di Giorgio e sua collaboratrice per quarant’anni, oggi responsabile dello stile donna del gruppo.

Le modelle hanno sfilato a passo lento sotto una palla a specchi. In passerella abiti e completi in bianco e nero, scollature profonde, cristalli e tessuti metallici che catturavano la luce. Re Giorgio usava già i bagliori, ma li riservava alla sera. Silvana li porta nel giorno e li usa per alleggerire la silhouette, senza tradire la fluidità che da sempre è la grammatica della casa.

I cambiamenti sono piccoli ma leggibili: niente cappelli, meno gioielli, meno accessori. C’è perfino il cotone, un materiale che lo zio considerava poco nobile. È il modo di rinnovare di chi conosce un archivio dall’interno: si lavora sui dettagli e la struttura resta intatta.

La vera rottura con il passato, però, è arrivata pochi giorni prima, e non in passerella. Il 16 settembre il Gruppo Armani ha nominato Dario Vitale direttore creativo di Emporio Armani e degli accessori Giorgio Armani. Vitale, passato da Miu Miu e per pochi mesi alla guida di Versace, è il primo designer esterno alla famiglia a ricoprire un ruolo di questo peso nella storia del marchio.

Per questo la sfilata Emporio di giovedì 24 ha avuto il sapore di un congedo. È stata l’ultima collezione co-ed disegnata da Leo Dell’Orco e Silvana Armani prima del passaggio di consegne, e il primo Emporio firmato da Vitale arriverà nelle prossime stagioni. Per cinquant’anni lo stile Armani ha avuto un solo autore. Ora, per la prima volta, la maison si apre a una voce esterna.

Le tendenze della Milano Fashion Week Primavera Estate 2027

Se c’è un filo rosso che collega collezioni così diverse, è probabilmente il ritorno dell’individualità.

Le passerelle milanesi hanno mostrato gonne protagoniste, lingerie a vista, silhouette essenziali accanto a colori accesi, accessori dalle proporzioni importanti e continui richiami agli anni Novanta e Duemila. A questi si aggiungono lo sportswear portato nella sera e una luce nuova, fatta di paillettes e cristalli, anche dove fino a ieri regnava il rigore.

La tendenza più interessante, però, è meno visibile.

Dopo stagioni dominate dai cambi di direttori creativi e dai grandi riposizionamenti, Milano sembra entrata in una fase diversa: quella della costruzione.

Prada riscopre un archetipo. Gucci moltiplica le identità. Fendi interroga il corpo. Jil Sander rende il minimalismo più umano. Moschino cerca una nuova ironia. Elisabetta Franchi porta lo sportswear nella sera. Armani accende di luce il proprio rigore e si prepara ad aprirsi al futuro.

La Milano Fashion Week Primavera Estate 2027 non ha consegnato un’unica immagine della donna del futuro.

Ne ha offerte molte.

Ed è forse questo il suo messaggio più contemporaneo: la moda torna a proporre possibilità, e lascia a chi la indossa il compito di scegliere chi essere.

Photo cover credits: Armani Beauty

Sull'Autore

Patrizia Saolini

Executive editor e corrispondente estera di JunGlam.com. Scrive dal 2010 su riviste di moda, beauty e lifestyle. Giornalista, Chief Happiness Officer e Life Coach con un Master di primo livello in Life Coaching riconosciuto dal Miur. É autrice di quattro libri sul retail coaching e l'ideatrice del marchio Retail Coach®. Per Junglam segue le maggiori fashion week internazionali e gli eventi lifestyle in Italia e all'estero, oltre che dedicarsi alla rubrica di Life Coach.