Jannik Sinner lascia Flushing Meadows da sconfitto, ma con la consapevolezza di aver scritto un’altra pagina di storia del tennis mondiale. L’altoatesino si arrende a Carlos Alcaraz nella finale dello US Open 2025 con il punteggio di 6-2, 3-6, 6-1, 6-4, perdendo insieme al titolo anche la prima posizione del ranking ATP dopo 65 settimane consecutive sul trono. Una sconfitta che brucia doppiamente, davanti al presidente Donald Trump e a oltre 23.000 spettatori impazziti sull’Arthur Ashe Stadium, ma che non può offuscare una stagione da fenomeno assoluto. Sinner diventa infatti il quarto giocatore nell’era Open a raggiungere tutte e quattro le finali Slam in una sola stagione, un’impresa riuscita soltanto ai mostri sacri Rod Laver (1969), Roger Federer (2006, 2007, 2009) e Novak Djokovic (2015, 2021, 2023). Due titoli vinti (Australian Open e Wimbledon) e due finali perse contro lo stesso avversario (Roland Garros e US Open), entrambe contro Carlitos. Il bilancio dice stagione straordinaria, ma il rimpianto per quella prima di servizio al 48% contro il 61% dello spagnolo resterà a lungo.
Il cammino verso la finale: sei vittorie e prestazioni da alieno
Il percorso di Jannik verso l’atto conclusivo è stato devastante. Al primo turno liquida il ceco Vit Kopriva con un triplo 6-1, 6-1, 6-2 che non lascia spazio a interpretazioni. Il secondo turno contro l’australiano Alexei Popyrin conferma lo stato di grazia: 6-3, 6-2, 6-2 in poco più di un’ora e mezza. Al terzo turno arriva il primo vero esame contro Denis Shapovalov, canadese mancino e imprevedibile che riesce a strappare il primo set 7-5 prima di crollare sotto i colpi dell’azzurro: 5-7, 6-4, 6-3, 6-3 e pass per gli ottavi. Lì ad aspettarlo c’è Alexander Bublik, il kazako che solo tre mesi prima lo aveva battuto ad Halle. Ma questa volta non c’è partita: Sinner mette in scena una lezione di tennis che sfiora la perfezione, chiudendo con un triplo 6-1 che lascia l’avversario senza parole. “AI”, scriverà Bublik su Instagram, riferendosi a Jannik come se fosse programmato con l’intelligenza artificiale. Nulla di artificiale, solo talento cristallino e sacrificio portato all’ennesima potenza.
Il derby con Musetti e la rivincita su Auger-Aliassime in semifinale
Ai quarti va in scena il momento più atteso: il primo derby italiano ai quarti di finale di uno Slam nell’era Open. Di fronte c’è Lorenzo Musetti, compagno di Coppa Davis e amico, reduce dalla demolizione di Munar agli ottavi. Ma il carrarino, seppur alla miglior prestazione della carriera a New York, non ha armi sufficienti per impensierire Sinner: 6-1, 6-4, 6-2 il punteggio finale, con Musetti che spreca sette palle break in tutta la partita e si arrende all’oppressione tattica e fisica del numero uno. “È stato opprimente, mi ha portato fuori giri”, ammetterà Lorenzo a fine match. In semifinale arriva la sfida della rivincita contro Felix Auger-Aliassime, il canadese che aveva vinto tutti i precedenti contro Jannik prima del 2025. Ma l’azzurro ha cambiato marcia: 6-1, 3-6, 6-3, 6-4 e pass per la quinta finale Slam consecutiva, record per il più giovane a riuscirci. Sinner diventa così il secondo italiano dopo Corrado Barazzutti (1977) a raggiungere i quarti dello US Open, ma soprattutto conferma di essere arrivato in finale con una condizione fisica e mentale straordinaria.
La finale con Alcaraz: sconfitta meritata ma stagione da Hall of Fame
Il 7 settembre 2025 l’Arthur Ashe Stadium si tinge di rosso e arancione per la terza finale Slam consecutiva tra Sinner e Alcaraz. In palio non solo i 5 milioni di dollari di montepremi record, ma anche il numero uno del ranking. Alcaraz parte subito col turbo, piazza almeno una palla break in ogni primo turno di battuta di Sinner e si porta avanti 6-2 in appena mezz’ora. L’azzurro reagisce nel secondo set, trovando continuità con il servizio e pareggiando i conti 3-6, ma il terzo parziale è un monologo dello spagnolo che domina 6-1 e ipoteca il match. Nel quarto set Jannik prova a restare aggrappato, ma sul 4-4 arriva il break decisivo e Alcaraz chiude 6-4. “Oggi è stato superiore, io non potevo fare di più”, ammette Sinner con lucidità e classe durante la premiazione. Carlitos si riprende il numero 1 dopo oltre due anni, ma la stagione dell’italiano resta comunque storica: due Slam vinti, quattro finali raggiunte, 65 settimane consecutive da numero uno e la certezza di aver disputato un 2025 da leggenda vivente. Come ha detto lo stesso Alcaraz: “Ti vedo più della mia famiglia, Jannik. È un piacere condividere campo e spogliatoio con te”. E questa rivalità, credetemi, è appena iniziata.
photo courtesy by: Manuela Davies/USTA – US Open
