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Design Miami 2026, le anticipazioni della fiera

Sculptural Cabinet, Fernando Mastrangelo
Scritto da Patrizia Saolini

Scopri le anticipazioni di Design Miami 2026: dal tema “Unveiling” alle nuove tendenze del collectible design, tra artigianato, materiali, identità e sperimentazione.

Dal 1° al 6 dicembre 2026, il Miami Beach Convention Center ospiterà una nuova edizione di Design Miami, appuntamento di riferimento internazionale per il design da collezione. L’edizione di quest’anno si presenta sotto il tema curatoriale “Unveiling”, scelto dalla Direttrice Curatoriale Charlene Prempeh per invitare gallerie, designer, collezionisti e visitatori a guardare oltre la superficie degli oggetti e a interrogarsi su ciò che rende un’opera significativa. Il programma riunirà oltre 75 espositori tra gallerie, Special Projects, Curio e iniziative sviluppate in collaborazione con i partner della manifestazione.

Che cosa significa “Unveiling” per Design Miami 2026

Il concetto di “Unveiling” parte da un gesto semplice: osservare un oggetto una seconda volta per scoprire ciò che si nasconde dietro la sua forma. Può trattarsi della tecnica utilizzata per realizzarlo, della mano dell’artigiano, della cultura da cui proviene oppure della storia che accompagna un pezzo rimasto per decenni lontano dagli occhi del pubblico. La rivelazione può confermare ciò che già conosciamo oppure modificare completamente la nostra percezione di un’opera.

È una prospettiva che definisce anche il carattere della prossima edizione. Design Miami 2026 metterà infatti in dialogo opere contemporanee, artigianato storico e collectible design di qualità museale, in una città che da sempre vive nella tensione tra memoria e trasformazione.

Le principali tendenze del collectible design

Junko Mori

Junko Mori. Image courtesy of Adrian Sassoon. Photography by Sylvain Deleu

Il percorso curatoriale della fiera si articola attorno a quattro grandi direzioni. La prima riguarda il processo come estetica, con una particolare attenzione alla mano dell’artigiano e alle tecniche che determinano l’identità di un oggetto. Adrian Sassoon, per esempio, presenterà opere di Bouke de Vries e Pippin Drysdale, tra cui ampi paesaggi in porcellana ispirati all’ambiente naturale australiano. La presenza di Junko Mori allo stand offrirà inoltre ai visitatori l’occasione di entrare in contatto diretto con la sua pratica artistica.

Ueda Shōunsa, Splayed Handled Flower Basket in Hexagonal Plaiting. Courtesy of Thomsen Gallery

La ricerca sulla materia attraverserà anche la proposta di Wexler Gallery, con opere in metallo, ceramica, vetro, legno e resina. Richard Haining lavorerà con migliaia di frammenti di legno recuperato proveniente da New York City, mentre Cimone Berman utilizzerà rame, argento e oro per creare superfici in vetro dall’effetto riflettente e pittorico. Thomsen Gallery porterà invece a Miami una selezione di manufatti giapponesi in bambù intrecciato, insieme a ceramiche, bronzi, lacche e paraventi.

Materiali e archetipi reinterpretati

Un secondo filone curatoriale vuole sovvertire gli archetipi partendo dal familiare per trasformarlo in qualcosa di inatteso. Materiali riconoscibili, forme quotidiane e riferimenti storici vengono così sottoposti a nuove interpretazioni, creando oggetti capaci di sorprendere e mettere in discussione le aspettative del pubblico.

Sonia Delaunay, Automne

Sonia Delaunay, Automne. Courtesy of Boccara Gallery

È il caso della Boccara Gallery, che presenterà arazzi del XX secolo basati su opere di artisti come Man Ray, Le Corbusier, Sonia Delaunay e Alexander Calder. Il passaggio dalla pittura, dalla grafica o dalla fotografia al linguaggio tessile modifica la percezione di questi lavori e trasforma l’arazzo da elemento decorativo in un’opera monumentale e materica.

Marc Fish, Vortex Dining Table

Marc Fish, Vortex Dining Table. Courtesy of The Artist

Anche Charles Burnand Gallery costruirà la propria presentazione intorno all’idea della rivelazione. Le opere di Studio Furthermore, Marc Fish, DEGLAN, Peter Lane e altri designer saranno inizialmente nascoste da teli architettonici semitraslucidi e svelate attraverso una sequenza di aperture automatizzate. Il gesto curatoriale diventa così parte integrante dell’esperienza della fiera.

La materia protagonista a Miami

La terza direttrice, quella della “poesia materica”, invita a mettere in discussione le caratteristiche che normalmente attribuiamo ai materiali. Il vetro può apparire fragile, il metallo pesante, la carta bidimensionale. Le opere selezionate mostrano invece come queste categorie possano essere sovvertite attraverso tecniche, processi e sperimentazioni.

Long-Sharp Gallery porterà questa ricerca nello spazio con opere in cui il legno sembra diventare tessuto, la carta assume l’aspetto dell’avorio, il metallo si trasforma visivamente in acqua e la luce diventa architettura. Cristina Grajales Gallery presenterà invece Yemaya, una tavola da surf scultorea realizzata da Randy Polumbo ed Eden Naftali e ispirata alla rete di radici del micelio. La natura diventa così un elemento attivo del processo creativo, anziché un semplice riferimento estetico.

Mattia Bonetti

Mattia Bonetti, Side Table “Depth”. Courtesy David Gill Gallery

La stessa attenzione alla trasformazione attraversa la proposta di Carpenters Workshop Gallery, con opere di Ingrid Donat e Frederik Molenschot che mostrano due interpretazioni opposte del bronzo, capace di apparire monumentale e pesante oppure luminosa e quasi impalpabile. David Gill Gallery proseguirà questa riflessione attraverso lavori di Mattia Bonetti, Fredrikson Stallard, Christopher Schanck, Barbara Nanning e altri designer che lavorano sul confine tra scultura, arte, arredamento e oggetto funzionale.

Un racconto di identità e territori

Il quarto filone guarda al design come espressione di identità, memoria collettiva e cultura. Gli oggetti diventano testimonianze dei contesti nei quali sono stati concepiti, mostrando tradizioni regionali, trasformazioni sociali e aspirazioni di intere comunità.

Jorge Zalszupin Tea cart

Jorge Zalszupin Tea cart

Diletante proporrà una selezione dedicata al design brasiliano della metà del Novecento, con opere rare di Joaquim Tenreiro, Jorge Zalszupin e José Zanine Caldas affiancate da nuove creazioni di Marcelo Zalona. Espasso porterà invece a Miami l’atmosfera della Brasilia tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, ricreando una sezione del SESC Pompeia di Lina Bo Bardi e presentando pezzi vintage insieme a riedizioni in edizione limitata.

Birger Kaipiainen, Very Large Ceramic Plate, Plums and Berries

Birger Kaipiainen, Very Large Ceramic Plate, Plums and Berries

Lo sguardo si allargherà anche all’Africa e alla diaspora con la proposta di Mindy Solomon Gallery, ispirata a un viaggio a Samburu, in Kenya. Le opere di artisti come Amber Cowan, Donté Hayes, Simphiwe Mbunyuza e Virginia Leonard tradurranno in forma e materia i colori, la biodiversità e le atmosfere del paesaggio africano. Haddadin Design proporrà invece una lettura della storia del design finlandese dagli anni Venti agli anni Ottanta, mentre The Future Perfect chiederà a diversi designer di “miamizzare” le proprie opere, reinterpretando la luce, il modernismo tropicale e la teatralità di Miami.

Gli Special Projects

La sezione Special Projects continuerà ad ampliare i confini della fiera attraverso installazioni di grande formato sviluppate da designer, studi e istituzioni culturali al di fuori del tradizionale modello della galleria. Tra le anticipazioni più interessanti c’è Under the Skin di Achille Salvagni, una ricerca sulla dimensione nascosta dell’oggetto che recupera l’antica tecnica del rivestimento del legno con pergamena. Il progetto comprende quattro nuove opere in edizione limitata, tra cui il Cher Table, l’Oceano Cabinet, l’Origami Chandelier e la Manolete Armchair.

Charles Zana ricreerà invece l’atmosfera dell’appartamento di un collezionista parigino, costruendo un ambiente intimo nel quale gli arredi da collezione dialogano con materiali e tracce d’uso. Nathan Yong Design presenterà EMERGE, New Asian Narratives, un progetto curato da Maria Cristina Didero che riunisce undici designer e studi provenienti da Singapore, Indonesia, Thailandia, Vietnam e Malesia.

Il programma Global Initiative porterà inoltre a Miami la Korea Craft and Design Foundation, con una selezione di artigianato coreano contemporaneo, e la Strong & Precious Art Foundation, con Doloni, una mostra che mette in relazione gioielli, ceramiche, arredi e tessuti attraverso i concetti di memoria, identità e presenza.

Che cosa aspettarsi dalla piattaforma Curio

Curio continuerà a dare spazio a talenti emergenti e pratiche indipendenti, con installazioni che interpretano “Unveiling” attraverso materiali, percezione e trasformazione. Tokio. presenterà Carbon Light, una composizione sospesa sostenuta da una rete quasi invisibile di fili in fibra di carbonio, la cui presenza emerge soprattutto quando la luce genera ombre mutevoli nello spazio.

Victoria Yakusha Gallery proporrà NADRA, un progetto dedicato alla profondità intesa come esperienza fisica ed emotiva. Brodin costruirà invece un ambiente scultoreo immersivo nel quale pietra e metallo sembrano assumere caratteristiche inattese, mentre Sten Studio presenterà MIneraxis, un corpus di opere ispirato alla formazione dei minerali e alla struttura cristallina.

Tra le altre anticipazioni spicca Enchanted Forest di Klove Studio, che trasformerà lo spazio espositivo in una sorta di foresta incantata composta da rami e fiori realizzati in vetro soffiato a mano. La materia diventa così ambiente, atmosfera ed esperienza, confermando una delle direzioni più evidenti di Design Miami 2026.

Con “Unveiling”, Design Miami 2026 sembra dunque voler spostare l’attenzione dal semplice oggetto alla sua storia interna. Tecniche artigianali, materiali, memoria, identità e percezione diventano strumenti per leggere il collectible design contemporaneo, in un’edizione che promette di mettere in relazione ricerca, tradizione e sperimentazione. Il risultato sarà una fiera concepita come esperienza di scoperta, dove fermarsi davanti a un oggetto significa soprattutto chiedersi che cosa ci sia ancora da vedere.

Cover photo Sculptural Cabinet, Fernando Mastrangelo, 2026. Courtesy of Cristina Grajales Gallery

Sull'Autore

Patrizia Saolini

Executive editor e corrispondente estera di JunGlam.com. Scrive dal 2010 su riviste di moda, beauty e lifestyle. Giornalista, Chief Happiness Officer e Life Coach con un Master di primo livello in Life Coaching riconosciuto dal Miur. É autrice di quattro libri sul retail coaching e l'ideatrice del marchio Retail Coach®. Per Junglam segue le maggiori fashion week internazionali e gli eventi lifestyle in Italia e all'estero, oltre che dedicarsi alla rubrica di Life Coach.