Mentre nelle sale di tutta Italia ancora si fa la fila per vedere Il Diavolo Veste Prada 2 — il sequel che riporta Miranda Priestly sul trono dell’editoria patinata — il Metropolitan Museum of Art ha messo in scena la sua risposta più grande: il Met Gala 2026. E il tema scelto, “Costume Art”, sembrava quasi scritto apposta per rispondere al film: la moda non come industria, non come mercato, ma come atto artistico puro.
Met Gala 2026: il tema “Costume Art” e lo spirito dell’epoca
Non è un caso che il tema di quest’anno risuoni con tale forza in un momento in cui Il Diavolo Veste Prada 2 domina il box office mondiale con oltre 239 milioni di dollari incassati in pochi giorni. Nel film, Miranda Priestly — interpretata da una superlativa Meryl Streep — combatte contro la crisi della carta stampata, i social media e un’industria che ha dimenticato che la moda è arte prima di tutto. Sul blue carpet del Met, quella stessa idea ha preso vita: ogni look era una dichiarazione, ogni bijoux una scultura, ogni acconciatura una firma.
Kendall Jenner e Buccellati: quando il gioiello è il protagonista
Se c’è un look che ha incapsulato alla perfezione lo spirito di “Costume Art”, è quello di Kendall Jenner, vestita in un drappeggio color avorio dal taglio quasi greco che lasciava parlare ciò che contava davvero: la gioielleria Buccellati, maison milanese dal 1919.
All’orecchio, i Rete Con Perle in oro giallo e bianco con sei perle Biwa — un inno alla texture artigianale che è il marchio di fabbrica della casa. Al collo, il ciondolo Rolò in oro bianco e giallo impreziosito da 112 diamanti taglio rosa e due perle a goccia del peso complessivo di 42 carati: una cascata luminosa che sarebbe piaciuta a Miranda Priestly stessa, che nel film ripete ossessivamente che “la semplicità è la forma più elevata della raffinatezza”.
Sulla mano sinistra, l’anello Rolò con una perla barocca da 28 carati; sulla destra, il Macri Positano eternelle con otto rubini rotondi in oro giallo e bianco. Nessun eccesso: solo precisione orafa, materia nobile, intenzione assoluta.
In un’epoca in cui il gioiello è spesso relegato ad accessorio Instagram, Buccellati ha scelto — e Kendall ha accettato — di fare del bijoux il punto focale di un’intera poetica visiva. Come Miranda direbbe: “Dettagli, sempre i dettagli.”
Dyson Beauty: l’arte del capello come scultura
Se il tappeto rosso è un palcoscenico, i capelli ne sono la scenografia. E quest’anno Dyson Beauty ha firmato alcune delle acconciature più iconiche della serata, dimostrando che la tecnologia, quando è davvero buona, scompare per lasciare spazio all’estetica.
Hailey Bieber — curata dalla stylist Irinel De Leon con il Dyson Airwrap Co-anda 2x™ — ha optato per un’acconciatura strutturata ma morbida, pulita e raccolta: “L’abito ha una silhouette decisa, quindi volevamo che i capelli risultassero studiati senza complicare troppo le cose”, ha spiegato la stylist. Il risultato? Un equilibrio tra controllo e grazia che ricorda le copertine di Runway nel film.
Emily Blunt — che nel sequel veste i panni di Emily Charlton, ora dirigente rivale di Miranda — ha portato sul blue carpet uno stile militare liscio e lucente firmato dal brand britannico, con l’asciugacapelli Dyson Supersonic r™ Professional come alleato principale. Ironia della sorte (o forse no): l’attrice ha calzato perfettamente sia il personaggio che il momento.
Carey Mulligan, in abito custom Prada — altro riferimento involontario al film — ha scelto il minimal approach: un’acconciatura naturale anni ’90, quasi intoccata, realizzata con la piastra Dyson Airstrait™. “Volevamo un’acconciatura intramontabile, che lasciasse che fossero i dettagli dell’abito a fare da protagonisti”, ha dichiarato la sua stylist Irinel De Leon. Prada e capelli naturali: Miranda Priestly avrebbe alzato un sopracciglio. In segno di approvazione.
Hudson Williams e Connor Storrie hanno invece puntato su qualcosa di più audace: il primo con una silhouette quasi alata modellata dal Dyson Supersonic Nural™, il secondo con una chioma ispirata ad “Antinoo, Mick Jagger e Apollo” — rock e mitologia greca in un solo gesto stilistico.
Armani Beauty: la dea moderna come standard estetico
Sul blue carpet, il trucco è politica. E Armani Beauty ha portato la sua visione su quattro volti molto diversi tra loro, dimostrando che il concetto di “dea moderna” non ha un’unica declinazione.
La make-up artist Cedric Jolivet ha trasformato Suki Waterhouse in “radiosa, naturale e luminosa” con il Luminous Silk Foundation e un lip power che suggeriva colore senza urlarlo. Lux Pascal ha ricevuto un trattamento più romantico: rosa sulle guance, Fluid Sheer sugli zigomi, un glow “fresco e effortless” secondo le parole della stylist Melissa Hernandez.
Gabrielle Union è diventata una “dea bronzea”: il make-up artist Sam Fine ha lavorato sull’incarnato con bronzer e cheek tint caldi, trasformando l’armonia tra abito e pelle in un manifesto di bellezza adulta e consapevole. Chase Infiniti, infine, ha portato sulle palpebre “metallo liquido” con gli Eye Tint nelle tonalità metalliche — lo sguardo come “vero gioiello del look”.
In tutti e quattro i casi, il fil rouge è lo stesso che percorre il Met Gala 2026 intero: la bellezza come atto intenzionale, non decorativo.
Revlon e Teyana Taylor: l’indimenticabilità come brand statement
A pochi giorni dall’inizio ufficiale del Met Gala season, Revlon ha fatto una mossa precisa: ha annunciato Teyana Taylor come nuovo volto del rossetto Super Lustrous™, all’interno della campagna “Be Unforgettable”. La scelta non è casuale — Taylor è una delle artiste più multidimensionali della sua generazione, con un’influenza che tocca cinema, moda, musica e direzione creativa.
“Essere indimenticabili non vuol dire essere perfette, ma avere presenza, profondità e possedere la propria individualità”, ha dichiarato Taylor. Una frase che potrebbe stare benissimo in un monologo di Miranda Priestly — o nelle parole di qualsiasi donna che sappia esattamente chi è, indipendentemente da ciò che le dice l’industria.
SVP Mass Marketing di Revlon, Erika Woods, ha sintetizzato il senso dell’operazione: Taylor guida “con sostanza tanto quanto con stile”. E questo, nel 2026, è esattamente il tipo di immagine che sopravvive allo scorrere infinito dei feed social.
Dree Hemingway e Pandora: quando il lusso diventa etico
C’è un look che più di altri ha fatto parlare di sé per ciò che rappresentava oltre l’estetica: quello di Dree Hemingway, ambasciatrice Pandora, che ha scelto il Met Gala 2026 per portare sul blue carpet una visione del lusso contemporaneo radicalmente diversa — e radicalmente necessaria.
L’abito era una creazione custom di Valentino firmata da Alessandro Michele: color argento-oro, con un imponente collo in tulle a balze che incorniciava il viso come un’opera d’arte barocca. La silhouette lunga e fluida, completata da una cappa quasi regale, mescolava l’opulenza elisabettiana con il glamour degli anni Venti — un anacronismo splendido, perfettamente in linea con il tema “Costume Art”. I critici l’hanno definita “Queen Elizabeth I incontra una fata moderna”, e difficilmente si potrebbe trovare una sintesi migliore.
Ma il vero manifesto della serata erano i gioielli. Dree ha indossato pezzi esclusivi Pandora Lab-Grown Diamonds: due collier della collezione Era Star in oro bianco 14k — uno con 32 pietre (17,5 carati totali) e uno con 40 pietre (8,25 carati totali) — che creavano un effetto a cascata luminosa sul décolleté. Ai polsi, due bracciali tennis della linea Era; alle mani, cinque anelli che mescolavano oro bianco 14k e argento sterling della linea Talisman, con simboli incastonati di diamanti. Il trucco etereo e il raccolto morbido erano scelti con precisione: lasciare che fossero i gioielli a parlare.
Il messaggio era chiaro: il lusso moderno può essere etico. I diamanti creati in laboratorio non sono un compromesso — sono una scelta. In un contesto come il Met Gala, dove ogni dettaglio è un’intenzione, portare gioielli lab-grown su quel tappeto significa inserire la sostenibilità nel lessico dell’alta gioielleria senza chiedere il permesso.
Il Diavolo Veste Prada 2: il contesto culturale che cambia tutto
Non si può raccontare il Met Gala 2026 senza parlare del film che, in questo momento, ha riacceso il dibattito globale su cosa significhi lavorare nel fashion system. Il Diavolo Veste Prada 2, diretto da David Frankel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, è uscito nelle sale italiane il 29 aprile e ha già incassato oltre 14 milioni di euro solo in Italia, diventando il quarto miglior incasso stagionale.
Il film racconta Miranda Priestly alle prese con la crisi dell’editoria, i social media, l’intelligenza artificiale che “succhia l’anima a tutto” — e con una rivale inaspettata proprio nella sua ex assistente. Parte delle riprese si è svolta a Milano durante la Settimana della Moda 2025, con camei di Donatella Versace e una colonna sonora che include “Runway”, il singolo di Lady Gaga e Doechii già diventato anthem della stagione.
Il Met Gala 2026, con il suo tema “Costume Art”, sembra rispondere direttamente alla domanda che il film pone: in un’epoca di contenuti digitali, algoritmi e fast fashion, c’è ancora spazio per la moda come arte? La risposta del blue carpet è stata un sonoro sì. Gioielli Buccellati, acconciature Dyson, make-up Armani, rossetti Revlon — ogni pezzo della serata ha detto che la cura dei dettagli, l’artigianato, l’intenzione estetica non sono morte. Si sono solo spostate sotto i riflettori del Met.
photo courtesy by: Ufficio Stampa Pandora
