Dal 24 febbraio al 2 marzo 2026, la Milano Fashion Week torna a essere il cuore pulsante della moda internazionale con la Women’s Collection Fall/Winter 2026-2027. Un’edizione strategica, inserita nel percorso delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, che conferma il ruolo del capoluogo meneghino come piattaforma globale di creatività, business e innovazione.
Il calendario ufficiale conta 184 appuntamenti complessivi, un numero che racconta con chiarezza la forza e la vitalità del sistema moda italiano. Sono previste 54 sfilate fisiche e 6 digitali, a cui si aggiungono 88 presentazioni, di cui 9 su appuntamento, e 36 eventi distribuiti lungo l’intera settimana. Il risultato è una programmazione densa e articolata che unisce passerelle tradizionali, format digitali e momenti di networking strategico, confermando un ecosistema sempre più ibrido. La dimensione fisica resta centrale, ma il digitale consolida definitivamente il suo ruolo, ampliando l’audience internazionale e rafforzando l’impatto globale della settimana.
Debutti in passerella: nuovi brand nella Women’s Collection
Grande attenzione è rivolta ai brand che sfilano per la prima volta nel calendario ufficiale Women’s Collection. Debuttano in passerella Casa Preti, Florania, Max Zara Sterck, Simon Cracker, Tell The Truth e Venersì Pomeriggio, segnando un’importante apertura verso nuove visioni creative che si affiancano alle maison consolidate.
Sul fronte digitale, entrano per la prima volta nel calendario delle sfilate online Edis Pala, I Am Isigo, Ivan Delogu Senes e Uni Form. Il digitale, ormai, non è più un’alternativa ma un linguaggio autonomo e complementare, capace di amplificare narrazioni e identità.
Ritornano nel calendario delle sfilate brand come ACT N°1, Fila e GCDS, a testimonianza di un dialogo continuo tra sperimentazione e heritage. Proprio GCDS celebra il suo decimo anniversario con una festa in programma il 27 febbraio dopo la sfilata, trasformando la ricorrenza in un momento simbolico per il brand e per l’intera settimana. Nello stesso giorno, Gucci organizzerà un evento privato, ulteriore segnale del peso strategico di questa edizione nel calendario internazionale.
Nuove direzioni creative: svolte storiche per le maison
La Milano Fashion Week Women’s Collection 2026 segna passaggi fondamentali per alcune delle più importanti maison. Maria Grazia Chiuri debutta come direttrice creativa di Fendi, mentre Meryll Rogge assume la guida creativa di Marni. Grande attesa anche per la prima sfilata di Demna Gvasalia per Gucci, un debutto che promette di ridefinire l’immaginario del marchio.
Inoltre, Emporio Armani presenterà per la prima volta la collezione donna-uomo sotto la direzione creativa di Silvana Armani e Leo Dell’Orco, segnando un’evoluzione significativa nella strategia del brand.
Per la prima volta nel calendario presentazioni entrano numerosi brand, tra cui Alberta Ferretti, AVAVAV, Pangaia, Paul Andrew e Setchu, insieme ad altre realtà emergenti e consolidate che ampliano ulteriormente la pluralità dell’offerta creativa. Anche Ann Demeulemeester sarà presente per la prima volta in calendario con un evento, rafforzando la dimensione internazionale della manifestazione.
Il Fashion Hub a Palazzo Morando: innovazione e empowerment
Il 24 febbraio inaugura il Fashion Hub di Camera Nazionale della Moda Italiana, ospitato per questa edizione presso Palazzo Morando. Dopo l’opening, lo spazio resterà aperto al pubblico per tutta la settimana, diventando un punto di incontro tra creativi, operatori e cittadini.
Tra i progetti presentati figurano Future Threads: Italy’s New Wave e New Gen, New Ethos, entrambi curati da Sara Sozzani Maino, CNMI International New Talent and Brands Ambassador. All’interno del Fashion Hub sarà inoltre ospitata l’installazione site-specific NOT FOR FREE dell’artista Sara Leghissa, un progetto che invita a riflettere sui temi dell’empowerment femminile e della responsabilità sociale, riaffermando la moda come piattaforma culturale capace di generare consapevolezza e cambiamento.
La Milano Fashion Week Women’s Collection 24 febbraio/2 marzo 2026 si presenta così come un’edizione di profondo rinnovamento: nuovi direttori creativi, debutti significativi, ritorni strategici e una forte attenzione alla nuova generazione. Milano conferma ancora una volta la propria centralità nel panorama internazionale, dimostrando di saper connettere tradizione, innovazione e dialogo globale in uno dei momenti più cruciali per l’industria della moda.
Le sfilate della MFW FW26
Alberto Zambelli, Synesthesia
Tra le visioni più concettuali della stagione si distingue quella di Alberto Zambelli, che per la Fall 2026 porta in scena il suo ormai riconoscibile “minimalismo massimalista”, una ricerca capace di fondere percezioni e generare connessioni multisensoriali tra stimoli diversi. La collezione nasce come esperienza sinestetica, dove suoni diventano forme, profumi si trasformano in colori e la luce si traduce in trama, dando vita a capi costruiti su una geometria dentro la geometria, tra simmetrie, prospettive e riflessi che si moltiplicano come in un gioco di specchi.

Le linee oversize, a tunica e a scatola dialogano con drappeggi e volumi rotondi, mentre la palette – ferro, greige, lavagna, lievito, malva e wengè, accesa da tocchi di ocra e fucsia – trasforma ogni look in un oggetto contemplativo. La sperimentazione materica spazia dal panno lana e drapperia alla seta iromuji, fino al gobelin decorativo, con incursioni di nappa pink-mauve e shearling caramello che amplificano una sensualità primitiva.
Vivetta, The Gothic Ball

Vivetta trasforma la passerella in una notte masquerade sospesa tra realtà e subconscio, dove romanticismo e inquietudine si intrecciano in un crescendo ipnotico. Ispirata all’atmosfera del leggendario Black and White Ball di Truman Capote e alle suggestioni surrealiste di Salvador Dalí, la collezione Autunno/Inverno 2026 mette in scena un ballo immaginario fatto di rigore britannico e graffi dramatic, tailoring da lady inglese e volumi teatrali che esplodono in drappeggi, fiocchi e costruzioni scultoree.

Il cigno, simbolo di grazia e metamorfosi, attraversa abiti e accessori in ricami tridimensionali vellutati, mentre lane strutturate dialogano con organze, plissé mobili e nylon taffettà, creando cortocircuiti tra fragilità e istinto. Il Surrealismo diventa struttura narrativa: argenteria settecentesca trasformata in stampa-gioiello, uova che si fanno volti, coccarde che diventano mini bag. Debutta anche la collezione uomo, complementare e volutamente spigolosa, con silhouette che alternano over e linee asciutte, in un equilibrio sottile tra romanticismo affilato, sartorialità e spirito sportivo.
Anne Macchiatto, Imprint
Alla Milano Fashion Week FW 2026, Anne Macchiatto presenta Imprint, una collezione Autunno/Inverno 2026 che si fa manifesto di forza, dolcezza ed empowerment femminile. In passerella, l’artigianalità orientale incontra l’eleganza minimalista italiana dando vita a silhouette scultoree e inclusive, con spalle decise e gonne stratificate che esprimono carattere e movimento. Raso, tulle, pizzo, lana e seta si intrecciano in una palette sofisticata che spazia dal verde profondo all’oro champagne, dal nero velato al marrone intenso, illuminata da accenti argento-diamante, rosa cipria e azzurro ghiaccio.

I dettagli – ricami manuali, perline tridimensionali, pieghe scolpite e frange fluide – raccontano un’eleganza autentica e consapevole. Culmine della sfilata, un abito realizzato in oltre 2.100 ore di lavorazione, che reinterpreta lo stemma Visconti con perle naturali e ricami preziosi, simbolo di un ponte culturale tra Milano e Oriente. Più che haute couture, Imprint si afferma come invito a lasciare la propria impronta nel mondo, fondendo tradizione e innovazione in un racconto vibrante e contemporaneo.
Martino Midali, In sospensione
Martino Midali ha presentato la collezione Fall/Winter 26/27, In sospensione, trasformando la sfilata in un gesto di ascolto e responsabilità collettiva. Nella cornice di Palazzo Bovara a Milano, una panchina rossa ha aperto simbolicamente il racconto, introducendo una riflessione sul tema della violenza di genere in collaborazione con gli Stati Generali delle Donne: la moda diventa così presenza consapevole, non semplice estetica.

Photo: Paolo Lanzi/Gorunway.com
In passerella, silhouette verticali e allungate, cappotti in lana dai colli ampi e chiusure decentrate, gessati soft e jacquard geometrici delineano un inverno da abitare, fatto di volumi morbidi, profondità materica e palette minerali tra grigi, bruni caldi e blu notturno. Lane mélange, faux fur e tessuti tecnici leggeri costruiscono un equilibrio tra struttura e fluidità, mentre accanto alle modelle sfilano donne reali – scrittrici, professioniste, artiste – a ribadire un messaggio chiaro: la bellezza non impone, accompagna; non rappresenta un ideale, ma afferma un’identità.
Elisabetta Franchi, La forza di essere
Elisabetta Franchi riconferma Palazzo Acerbi come location simbolo per presentare la collezione Autunno Inverno 2026, trasformando la storica “Casa del Diavolo” in uno spazio di luce e affermazione. Il fashion show si sviluppa attorno a una tensione precisa: non negare il passato, ma superarlo attraversando l’ombra per arrivare a una piena consapevolezza di sé. L’immaginario vittoriano viene riscritto in chiave contemporanea attraverso corpetti architettonici, corsetteria interna e bustier in vinile lucido che scolpiscono silhouette a clessidra, mentre volant, ruches, georgette e tulle alleggeriscono la struttura con movimento e asimmetrie.

Photo by Stefano Massé
Ricami di cristallo, pizzo rebrodé e trasparenze in cashmere leggero dialogano con completi dal rigore maschile, in un equilibrio tra disciplina e sensualità. Il nero domina la palette con autorevolezza, illuminato da avorio e rosso pulsante, accanto a blu navy, grigio mélange e sigaro. Per la prima volta, inoltre, Elisabetta Franchi firma un occhiale da sole che porta il suo nome, non semplice accessorio ma simbolo di identità, presenza e potere. In passerella sfila così una donna che conosce l’ombra e sceglie la luce, incarnando insieme purezza e autorità.
Laura Biagiotti, The Biagiotti Tales
Lavinia Biagiotti Cigna firma una sfilata che si trasforma in un racconto emozionale sospeso tra memoria, arte e visione contemporanea, dove la moda diventa narrazione e identità. Il cuore simbolico è il Castello Marco Simone, monumento millenario e dimora di famiglia, luogo dell’anima che attraversa generazioni e ispira una collezione capace di unire passato e presente. Nella suggestiva cornice del Piccolo Teatro Studio Melato, tra fondali boschivi e atmosfere autunnali, prende forma una scenografia che amplifica la dimensione fiabesca della proposta, evocando un’Italia colta e senza tempo.

Photo by Stefano Massé
Protagonista assoluto è il cashmere, filo narrativo e cifra stilistica della Maison, eredità creativa di Laura Biagiotti, definita dal New York Times la “Regina del Cashmere”. Non semplice materia prima, ma linguaggio espressivo: lavorazioni sofisticate, trecce, rimagliature e sovrapposizioni leggere costruiscono volumi scenografici e silhouette fluide. Sfilano mantelle avvolgenti, maxi cardigan lunghi alla caviglia, trench bianchi impalpabili e loden gessati, in un dialogo armonico tra artigianalità, innovazione tecnica e cultura del dettaglio. Gli accessori, dalla LB Bag in versione micro agli stivali immancabili in ogni favola, completano una collezione che celebra una femminilità romantica ma consapevole, radicata nelle proprie origini e proiettata verso il futuro, capace di attraversare stagioni e trasformazioni con un’eleganza che non conosce tempo.
DAVii, The Black Architecture
DAVii firma una delle proposte più radicali della stagione con un’esplorazione della forma pura che abbraccia un total black assoluto. La collezione elimina ogni distrazione cromatica per concentrare l’attenzione su volumi scultorei e architetture tridimensionali, dove la luce non riflette ma scolpisce superfici e proporzioni.

Protagonisti sono neoprene ad alta densità e tessuti tecnici d’avanguardia, modellati in silhouette a guscio e curve geometriche che mantengono memoria di forma, trasformando ogni capo in una struttura che abita lo spazio più che semplicemente vestirlo. Il monocromatismo materico esalta tagli vivi e cuciture termosaldate, cifra distintiva del DNA tecnico del brand, mentre il dialogo tra corpo e materia ridefinisce il concetto di femminilità contemporanea in chiave futuristica e sperimentale.
SARAWONG, Remains of Time
SARAWONG presenta Remains of Time, una collezione che trasforma la passerella in un paesaggio stratificato, dove moda e geologia si incontrano. Il concept indaga l’impronta silenziosa che il tempo lascia sulla materia, ispirandosi a tundra, sedimenti e cristalli per costruire un dialogo tra erosione e rinascita. Le superfici evocano la densità della roccia e la fluidità dell’acqua, mentre una palette di marroni terrosi, creme minerali e neri profondi, attraversata da riflessi metallici e trasparenze eteree, amplifica la dimensione organica della collezione.

Pelle e maglieria si arricchiscono di texture che ricordano muschi e licheni; frange, plissé e lavorazioni traforate traducono in chiave sartoriale i movimenti della natura. Cuore pulsante è l’artigianalità tridimensionale, con ricami in corda, intrecci complessi e applicazioni floreali (Dendrobium, Strelitzia e Lilium lancifolium) che affiorano sui capi come fossili botanici. Il risultato è una riflessione raffinata su continuità e trasformazione, dove ogni creazione diventa frammento di memoria proiettato verso il futuro.
Pe de Chumbo, Between What Remains
Between What Remains, la collezione invernale di Pe de Chumbo, si afferma come una riflessione intima e concettuale su ciò che persiste quando tutto il resto si dissolve. La collezione esplora lo spazio intermedio tra materia e memoria, tra corpo e assenza, costruendo silhouette sobrie e controllate che privilegiano precisione e permanenza. Cappotti strutturati, abiti che seguono il corpo con rigore e coordinati essenziali danno forma a un’estetica fatta di intenzione, dove forza e fragilità convivono in equilibrio.

Le lane dense e voluminose, insieme a texture capaci di assorbire la luce e generare profondità, amplificano il senso di durata, mentre la palette neutra e minerale, attraversata da un rosso che diventa presenza più che semplice colore, sottolinea la tensione emotiva del racconto. Il risultato è una collezione che non descrive, ma abita l’intervallo, interrogandosi su cosa rimane quando il rumore si placa e la superficie scompare.
HUI Milano, Her Threads
HUI Milano ha sfilato con la collezione FW26-27 Her Threads firmata dalla fondatrice e direttrice creativa Huizhou Zhao. Il progetto prende ispirazione dal Nü Gong, l’antica arte femminile del ricamo nella tradizione cinese, reinterpretata come linguaggio contemporaneo di identità, memoria e resilienza. In passerella il ricamo diventa elemento narrativo più che decorativo, nascosto nelle cuciture, sui polsini e sulle schiene dei capi, simbolo di un lavoro femminile spesso invisibile ma profondamente radicato nella storia.

Photo by Stefano Massé
La sfilata si sviluppa come un percorso immersivo tra fili sospesi, accompagnando le modelle attraverso le diverse fasi della vita femminile, mentre la palette cromatica evolve da tonalità luminose a sfumature più profonde fino a bianchi simbolo di autodeterminazione. Con Her Threads, HUI costruisce un ponte tra patrimonio artigianale cinese e linguaggio globale della moda contemporanea, confermando il proprio impegno nel dialogo culturale tra Oriente e Occidente.
Le sfilate di Lineapelle
Tokyo James, Harmony

Photo by Donald Ngamene
Il brand nigeriano-britannico Tokyo James ha svelato la collezione Autumn Winter 2026 Harmony presso il Leather Fashion Hub, all’interno di Lineapelle Designers Edition. Fondata nel 2015 da Iniye Tokyo James, la label continua a distinguersi per il suo approccio audace al tailoring classico, e con Harmony esplora la coesistenza in un mondo frammentato, dove forza e leggerezza, struttura e morbidezza trovano un punto di equilibrio. Attraverso tagli precisi e forme fluide, le silhouette dialogano tra movimento e controllo, esprimendo una sicurezza silenziosa nelle proporzioni e nel ritmo.

Photo by Donald Ngamene
La pelle, rigorosamente vegana o riciclata, si integra con eleganza senza sovrastare la forma, mentre materiali selezionati con cura armonizzano funzione ed estetica. La collezione conferma la capacità del brand di fondere l’energia creativa di Lagos con la tradizione sartoriale londinese, celebrando l’intersezione tra culture e linguaggi. A sostenere il percorso del designer è Afro Fashion Association, realtà impegnata nella promozione di una rappresentazione più equa dei professionisti BIPOC nel sistema moda. Con Harmony, Tokyo James ribadisce così un’idea di lusso consapevole, stratificato e culturalmente radicato, pensato per chi sceglie di affermare la propria identità con sicurezza.
Alchètipo, A Ceremony Stitched to Break

Photo by Loris Patrizi
La collezione mette in dialogo la sartorialità del brand con pelle di vitello 100% Made in Italy, utilizzata non come semplice rivestimento ma come materia strutturale e simbolica, capace di introdurre tensione e rigidità in un impianto destrutturato. Il confronto tra lane classiche e pelle costruisce un equilibrio instabile, amplificando il racconto di una cerimonia che si rompe dall’interno, un matrimonio sospeso in cui il “sì” contiene già l’eco di un addio.

Photo by Loris Patrizi
L’universo Alchètipo attraversa e riassembla la tradizione: l’abito diventa scenografia di un dramma relazionale, dove ogni dettaglio è confessione e atto di rottura. Il cardo nel taschino si trasforma in simbolo nascosto e dichiarazione silenziosa, mentre cravatte e nodi si moltiplicano fino a diventare gioielli, spostandosi dal collo alle dita. Papillon in acciaio affilati, involucri metallici e anelli-chain evocano memorie sotto pelle, il corsetto stringe come un’aspettativa, e camicie e pantaloni stratificati non coprono ma raccontano. Una visione intensa e teatrale, dove la sartorialità classica viene ferita e riscritta con orgoglio.
Le presentazioni della MFW FW26
AFRAA

Tra i debutti più attesi di questa edizione spicca quello di Afraa Al-Noaimi, che con il suo brand AFRAA entra ufficialmente nel calendario della Milano Fashion Week FW 2026, scegliendo ancora una volta Milano e il Made in Italy come cornice creativa e produttiva. La presentazione, ospitata presso Casa degli Artisti, non si limita alla dimensione fashion ma si amplia in un progetto culturale dal respiro internazionale: Afraa Al-
Noaimi – The Cultural Thread, una piattaforma di dialogo che intreccia moda e cultura per valorizzare le identità femminili e rafforzare il ponte tra MENA Region e Italia. Un debutto che unisce ricerca estetica e impegno per il women empowerment, confermando come la Fashion Week milanese sia sempre più un crocevia di connessioni globali e nuove narrazioni contemporanee.
Vitale Barberis Canonico for Federica Bonifaci, Cape: Timeless Fabric, Iconic Shape
Tra le collaborazioni più interessanti si distingue quella tra Federica Bonifaci e Vitale Barberis Canonico, che presentano la capsule Cape: Timeless Fabric, Iconic Shape, un progetto che celebra l’incontro tra forma iconica e materia d’eccellenza. Al centro della collezione la cappa-abito, capo identitario del brand, reinterpretata come oggetto trasformativo capace di coniugare struttura architettonica e morbidezza avvolgente.

I tessuti firmati Vitale Barberis Canonico – dall’Overcoat in maxi spina al Mouliné Winter Covert, fino al Tweedly multicolor, al Denim Stories e al Gabardine Revenge in lana Super 150’s – definiscono volumi e proporzioni con un equilibrio raffinato tra tradizione e contemporaneità. Una sinergia che unisce heritage manifatturiero, innovazione e visione progettuale, confermando come la Fashion Week milanese sia sempre più terreno fertile per dialoghi creativi tra brand e storiche eccellenze del Made in Italy.
Agnona, Wanderlust
Agnona segue la propria orbita gentile, celebrando 70 anni di storia nel segno di un’eleganza misurata e profondamente tattile. La collezione Autunno/Inverno 2026 rende omaggio al fondatore Francesco Ilorini Mo, detto Momo, rileggendone l’eredità con uno sguardo contemporaneo: un viaggio tra memoria e trasformazione che intreccia fibre preziose, silhouette avvolgenti e una palette intensa che spazia dall’ebano al blu petrolio fino al bordeaux brunito.

I cappotti in Double di cashmere leggero, il raffinato Double B-Jersey e le lavorazioni bouclé e natté definiscono un guardaroba che coniuga comfort funzionale, forza delicata e maestria artigianale, mentre i dettagli luminosi – micro-paillettes, lurex e riflessi serici – introducono un bagliore crepuscolare sofisticato.

Anche il menswear esplora layering trans-seasonal e l’iconico cashmere RainWeaver, trattato con membrana performante, a conferma di una visione che fonde tradizione, innovazione materica e identità contemporanea sulle passerelle milanesi.
Mantù
Tra le proposte più interessanti della stagione, la collezione Autunno/Inverno 2026-27 di Mantù si distingue per un raffinato equilibrio tra rigore sartoriale e fluidità materica, costruendo una femminilità consapevole e silenziosamente incisiva. Il cuore del progetto è la ricerca tessile: tweed tridimensionale, viscosa fluida, fresco di lana e cotone effetto velvet dialogano in un gioco di superfici che amplifica luce e profondità. Il faille tecnico impreziosito da ricami floreali Cornely realizzati a mano e il tie dye sfumato su basi stropicciate introducono una dimensione dinamica e contemporanea, sospesa tra artigianalità e innovazione.

La palette, che spazia dal giallo senape al verde militare, fino al viola e al rosso amaranto, sottolinea una narrazione cromatica intensa ma controllata. Ne emergono silhouette essenziali ma complesse, dove volumi strutturati e drappeggi morbidi convivono in un’eleganza discreta e profondamente materica, perfettamente in sintonia con lo spirito della Milano Fashion Week FW 2026 tra presenza fisica e sperimentazione digitale.
Ara Lumiere, Wounds of Gold
Alla Milano Fashion Week FW 2026, tra passerelle fisiche e narrazioni digitali, Ara Lumiere porta in scena Wounds of Gold, una collezione che trasforma la moda in atto culturale e sociale. Fondata da Kulsum Shadab Wahab, il brand si distingue per un modello produttivo che coinvolge donne sopravvissute ad attacchi con l’acido, protagoniste di ogni fase creativa, rendendo ogni capo testimonianza concreta di resilienza e indipendenza. Le cicatrici diventano costruzione, superficie, architettura: ricami in zari e broccati manipolati evocano fratture e abrasioni metalliche, mentre silhouette strutturate, quasi corazzate, ridefiniscono il concetto di protezione ed eleganza.

Photo by Anna Raskina
La palette intensa – con l’oro come simbolo di dignità riconquistata, affiancato da argento, avorio e nero – traccia un percorso che va dall’ombra alla luce. In un calendario sempre più ibrido, Ara Lumiere riafferma il potere della presenza, dimostrando come la moda possa essere insieme couture, advocacy e visione trasformativa.
Mafi Mafi, Haset e Zellan
Tra le realtà emergenti protagoniste della Milano Fashion Week, debutta a Milano Mafi Mafi, brand fondato dalla designer etiope Mahlet Afework, con un dialogo inedito tra le collezioni Haset e Zellan. Inserito nel calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda Italiana e ospitato negli spazi di Accademia del Lusso, l’evento racconta una femminilità costruita sull’equilibrio tra morbidezza e forza, intimità e identità, minimalismo e struttura.

Photo by Donald Ngamene
Haset (“felicità” in amarico) esprime leggerezza e comfort attraverso linee fluide, silhouette rilassate e una palette di bianchi, gialli caldi, neri e tonalità di verde e blu, pensate per il movimento quotidiano. Zellan, ispirata al popolo Afar dell’Etiopia, introduce invece geometrie audaci, contrasti grafici e cromie intense come nero e rosa, nero e bianco e blu profondi, evocando resilienza e identità culturale. A unire le due visioni, tessuti etiopi handwoven realizzati con artigiani locali, che trasformano la tradizione in un linguaggio contemporaneo e globale, definendo la complessità della donna Mafi Mafi: potente, radicata e consapevole.
Armarium, Cold Authority
Cold Authority è una riflessione sul potere inteso come lucidità. Ispirata a una figura cinematografica iconica degli anni Novanta, resa immortale da Sharon Stone nei panni di Catherine Tramell in Basic Instinct, la collezione non indaga l’ambiguità del personaggio, ma la sua chiarezza mentale, controllo emotivo e distanza consapevole. “She Was Never the Suspect” diventa così una dichiarazione di postura: una donna che non si definisce attraverso lo sguardo degli altri e non ha bisogno di giustificare la propria forza.

Questa attitudine prende forma in cappotti monolitici, abiti a colonna e tailoring preciso e misurato, con silhouette verticali e strutture che eliminano l’eccesso senza rinunciare alla fluidità. Maglieria in cashmere e lana lavorata con rigore, pelle bull compatta e decisa, shearling in nappa dai volumi avvolgenti e denim dalle linee pulite definiscono un guardaroba coerente e autorevole. La palette attraversa nero profondo, senape intenso, bianco, marrone, grigi e blu, confermando una visione in cui il colore non interrompe la disciplina, ma la rafforza. Con Cold Authority, Armarium afferma un’idea di potere senza spettacolo, un’autorità che non cerca approvazione.
Pierre-Louis Mascia, Augures

Pierre-Louis Mascia prosegue il suo viaggio estetico presentando la Collezione Autunno/Inverno 2026-27, un racconto che nasce dall’atto arcaico della divinazione, intesa come tensione fisica e spirituale capace di trasformare il gesto creativo in esperienza sensibile. I tessuti diventano superfici da interrogare, le stampe si fanno linguaggio: segni, venature e geroglifici grafici costruiscono un immaginario di mondi spezzati e futuri incerti, dove l’abito si trasforma in armatura poetica, talismano e protezione. La collezione si espande attraverso denim trompe l’oeil, velluto millerighe stampato effetto vissuto e maglieria con colletti in seta a contrasto, in un continuo cortocircuito tra ciò che appare e ciò che è.

La sperimentazione tecnica si esprime nella stampa doppia su fondo jacquard lavorata fronte e retro, nelle camicie tinto filo effetto bastoncino e nei completi in tessuti da cravatteria che fondono rigore sartoriale e sovversione grafica. La tecnica devoré richiama idealmente il kintsugi giapponese, esibendo la frattura come punto di luce e forza. Con diciotto stampe pensate per mescolarsi liberamente e una palette intensa di marroni bruciati, verde bottiglia, ottanio e burgundy accesi da lampi di fucsia, la collezione si muove tra memoria e trasformazione, lasciando intravedere solo una parte della storia, pronta a essere svelata.
Niū, Tierra de Mujeres
Tierra de Mujeres è un racconto che vibra tra la terra rossa e la luce intensa del Messico, trasformando suggestioni culturali in materia e silhouette contemporanee. Ispirata a due territori simbolici, Jalisco e Oaxaca, la collezione si muove su una doppia anima femminile: concreta e visionaria, costruendo un dialogo armonico tra rigore e libertà espressiva.

Da un lato, completi in lane maschili e spigate, maglieria jacquard e sete stampate evocano una femminilità solida, radicata, impreziosita da dettagli charro e da una palette profonda e sofisticata; dall’altro, viscose floreali, ciniglie illuminate da tocchi di lurex e alpaca dalle sfumature pastello raccontano un universo più istintivo e sognante, fatto di stratificazioni leggere e gonne fluttuanti. Il risultato è uno styling spontaneo ma consapevole, ricco di sovrapposizioni e contrasti, fedele al DNA del brand: una moda che intreccia artigianalità e contemporaneità, memoria e movimento, celebrando la forza silenziosa e la grazia naturale delle donne di oggi.
Daizy Shely
Daizy Shely trasforma la passerella in una tavola condivisa, scegliendo di presentare la collezione attorno al simbolo più universale di incontro: il cibo. Non semplice scenografia, ma manifesto creativo: moda come gesto di connessione, come rito collettivo che unisce materia e significato. Per la prima volta dopo anni dominati dal colore, la palette si riduce a bianco, nero e argento, una scelta radicale che sposta l’attenzione su silhouette, costruzione e corpo.

Il bianco diventa luce e nuovo inizio, il nero custodisce profondità e contrasti, perché è proprio nell’opposizione che emerge la vera bellezza. Tra gli elementi simbolici spicca la vite, metafora di trasformazione e rivelazione: come l’uva che sotto pressione diventa vino, così l’abito non si limita a vestire, ma rivela uno strato interiore, più intimo e autentico. Il risultato è una collezione che supera l’estetica per farsi esperienza, portando in scena un mondo personale fatto di contrasti, vulnerabilità e consapevolezza.
Gli accessori della MFW FW26
Rosantica
Tra gli accessori protagonisti della Milano Fashion Week FW 2026-27 brilla Rosantica che presenta una nuova collezione di borse e gioielli capace di celebrare l’inconfondibile DNA del brand: luce, artigianalità e femminilità sofisticata. Al centro del racconto spiccano i modelli Flores e Delia, impreziositi da cristalli scintillanti, insieme alla linea Etera, caratterizzata da micro perle sapientemente intrecciate.

Le silhouette più essenziali, come le clutches Nude, completano i look da sera con una brillantezza scenografica, mentre le proposte daywear coniugano praticità e stile attraverso dettagli in ottone dorato, micro-cristalli tono-su-tono e delicate applicazioni di perle. Una collezione che esalta il savoir-faire artigianale made in Italy, trasformando ogni accessorio in una vera e propria dichiarazione di stile tra glamour e contemporaneità.
Capasa Milano Shoes Collection
Accanto alle grandi maison e alle sperimentazioni digitali, debutta anche Capasa Milano Shoes Collection, nuovo progetto firmato da Ennio Capasa, fondatore di Costume National e protagonista della scena internazionale tra anni ’90 e 2000. La collezione FW26/27, composta da 26 modelli donna, nasce dalla collaborazione con il calzaturificio veneto Peron e viene distribuita attraverso lo showroom milanese Spazio Coltri, confermando il legame profondo con la filiera italiana.

Al centro del progetto c’è una visione che unisce artigianalità autentica, cultura contemporanea e design rigoroso, con lavorazioni manuali come la palmellatura delle pelli e tacchi sfumati a mano, pensati come veri elementi di design. Le forme, dalla punta chiodata a mano alla versione urbana ispirata alle stringate inglesi, riflettono uno studio ergonomico sofisticato che garantisce equilibrio, comfort e stabilità, senza rinunciare a un’estetica decisa. In un momento storico segnato dalla standardizzazione e dall’uso crescente della tecnologia, Capasa rivendica inoltre una scelta precisa: nessun utilizzo di intelligenza artificiale in fase di progettazione, ma un ritorno consapevole a un approccio più umano e identitario.
AGL, BOWpulent
AGL svela BOWpulent, una collezione che unisce opulenza tattile e ricerca materica contemporanea, equilibrando forza e delicatezza, rigore e décor. L’ispirazione nasce dall’incontro tra l’estetica vittoriana e uno spirito urbano ed essenziale: verticalità delle silhouette, allacciature strutturali e dettagli ricercati vengono reinterpretati con un linguaggio moderno, celebrando la maestria manifatturiera italiana. Protagonista assoluto è il fiocco, non semplice ornamento ma vero centro progettuale, simbolo di una femminilità consapevole che fonde carattere e grazia.

Dai mocassini in vernice rosso mattone con maxi fiocco ton sur ton alle ballerine a punta in pelliccia effetto teddy, fino alle mule kitten heel in vitello metalizzato bronzo laserato che si trasformano in Mary Jane, ogni modello diventa statement piece. Non mancano anfibi con suole voluminose ultraleggere, stivali corsetto con maxi ganci in metallo brunito e zeppa scultorea, e over-the-knee in nappa stretch come una seconda pelle.

Accanto alle calzature debutta la Camera Bag 3-in-1, trasformabile in clutch, crossbody o sotto il braccio, pensata per accompagnare ogni momento della giornata. La palette (panna, beige, polvere, testa di moro, bronzo, rosso e nero) e materiali come nappa stretch, vitello, pelle verniciata, camoscio e pelliccia di lana definiscono una visione in cui ogni passo diventa un’affermazione decisa e sofisticata.
Gli eventi e le fiere collaterali
WHITE Milano al Superstudio Più
Dal 26 febbraio al 1° marzo 2026, nel pieno della Milano Fashion Week, il Superstudio Più si conferma uno dei poli nevralgici del calendario meneghino ospitando una nuova edizione di WHITE Milano, piattaforma di riferimento per il womenswear internazionale. Con 300 brand accuratamente selezionati, e in crescita del 10% rispetto a febbraio 2025, il salone rafforza la propria identità curatoriale, proponendo un mix equilibrato di creatività, ricerca e progettualità contemporanea. Un risultato che sottolinea la centralità di WHITE nel panorama fieristico europeo e la sua capacità di intercettare le trasformazioni del mercato globale.

Il tema scelto per questa edizione, Tabula rasa, è un invito a ripartire dall’essenza per riscrivere i codici della moda del futuro. Il concept prende forma attraverso nuove aree espositive e format innovativi, tra cui spicca WHITE Accessories, allestita nella hall Daylight e dedicata al mondo degli accessori con un focus speciale sul footwear, pensata come una vetrina immersiva e scenografica. Tornano inoltre le Secret Rooms, spazi dedicati alla sperimentazione e alla scoperta di brand dall’identità forte e riconoscibile, insieme al Basement, anima più underground e orientata alla ricerca della manifestazione.
Non solo business e networking: WHITE si conferma anche narrazione culturale e dialogo creativo. Durante i giorni della fiera, l’Atelier del FLA Museum ospita la mostra temporanea “White & White”, parte di MuseoCity 2026, un percorso espositivo dedicato al bianco come cifra poetica e artistica di Flavio Lucchini, in sintonia con la visione estetica del salone. Con buyer e professionisti provenienti da Stati Uniti, Asia, Europa e mercati emergenti del Medio Oriente e del Sud America, Superstudio Più si riafferma così come crocevia internazionale di stile, innovazione e cultura, consolidando il proprio ruolo di piattaforma aperta dove la moda contemporanea può esprimersi, connettersi e guardare avanti.
Communities at Work
Tra le iniziative che ridefiniscono il significato stesso di sistema moda durante la Milano Fashion Week FW 2026, spicca Communities at Work, piattaforma ideata da AFRO Fashion Association per costruire infrastrutture concrete di accesso e sviluppo per talenti BIPOC. Più che un panel, un modello operativo che, come sottolinea la fondatrice Michelle Francine Ngonmo, trasforma visibilità in contratti, accesso in partnership e opportunità in risultati misurabili. Con il supporto della Camera Nazionale della Moda Italiana e di Vogue Italia, l’iniziativa si inserisce in un più ampio cambiamento demografico ed economico che sta ridefinendo il panorama creativo italiano, integrando nuove voci all’interno di network consolidati attraverso mentorship, tavoli di lavoro con decision maker e percorsi strategici di lungo periodo.

Carlo Capasa e Michelle Francine Ngonmo. Photo Donald Ngamene
In questo contesto nasce anche Levi’s x AFA Voices in Denim, progetto annuale sviluppato con Levi Strauss & Co. che pone artigianalità, prospettiva culturale e autonomia creativa al centro dell’innovazione nel denim, coinvolgendo 30 creativi BIPOC attivi tra fashion design, styling, fotografia e art direction. Lontano dalla logica della capsule collection, Voices in Denim interpreta il denim come materia viva e capitale culturale, capace di generare valore economico e narrazioni contemporanee. In una Fashion Week sempre più ibrida tra passerelle fisiche e piattaforme digitali, Communities at Work dimostra che il futuro della moda passa anche da nuove governance culturali, inclusione strutturata e sviluppo sostenibile del talento.
Il party di Emporio Armani per il lancio di Power Of You
In occasione del lancio della nuova fragranza femminile Emporio Armani Power Of You, Emporio Armani ha acceso Milano, da sempre cuore pulsante della Maison, con un evento dall’energia vibrante. Protagonisti della serata Kendall Jenner e Nicholas Galitzine, Global Fragrance Ambassadors del brand, che dopo aver preso parte alla prima sfilata co-ed Emporio Armani Autunno/Inverno 2026 all’Armani/Teatro, hanno celebrato la nuova creazione olfattiva durante un esclusivo party serale dedicato a Power Of You. Tra gli ospiti anche Elodie, che ha preso parte all’evento del 26 febbraio 2026 ed è stata protagonista di una speciale performance dedicata agli invitati, aggiungendo ulteriore intensità alla serata.

Elodie. Photo by dfphoto per Armani beauty
Accanto a loro, un parterre di volti noti tra cui Arianna Fontana, Laila Hasanovic, Sofia Constantini, Amos Mosaner, Mida, Rkomi, Martina Cabassi, Valentina Cabassi, Antonia Fotaras, Clara Galle, Martina Arduino, Marco Agostino, Ignazio Moser e Alvise Rigo. La venue, immersa in illuminazioni color lampone ed effetti visivi impattanti, ha dato vita a un’esperienza sensoriale ispirata all’universo delle fragranze, riflettendo l’energia di Power Of You. A scandire la notte, i DJ set di Paloma Le Friant e Chloe Caillet, che hanno trasformato l’evento in un momento di pura celebrazione contemporanea.
Cover photo Vivetta FW26 by Ludovica Arcero
