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Gli a-ha? Molto, molto più di Take on Me!

a-ha
Scritto da Serena Serra

Pensavi che con gli anni Ottanta fossero finiti anche gli a-ha? Non è proprio così, anzi! Da Take on Me in poi, i tre ragazzi norvegesi ne hanno fatta di strada.

“Take on me/I’ll be gone/In a day or two”: quante volte durante ti sei ritrovata a canticchiare questi versi? Era il 1985 e, sulla scena musicale mondiale, esordivano gli a-ha con il loro primo album Hunting High and Low, un successo da 11 milioni di copie che avrebbe trasformato Morten Harket, Paul Waaktaar-Savoy e Magne Furuholmen in superstar.

Ti sei mai chiesta che fine hanno fatto i componenti del trio norvegese? In Italia i media mainstream non li nominano da un bel po’, ma i tre artisti non hanno mai smesso di suonare, anzi! Nel corso degli anni hanno accumulato un bel po’ di record e possono contare su una fanbase che li segue e li ama come nei mitici anni Ottanta!

Una band da Guinness dei primati

Ebbene sì, tra scioglimenti e reunion Morten Harket & Co. sono vivi e lottano insieme a noi. E se ricordi ancora con ammirata meraviglia l’originale e allora modernissimo videoclip di Take on Me, sappi che il terzo posto nella classifica dei video più importanti di sempre (lo precedono Thriller di Michael Jackson e Sledgehammer di Peter Gabriel, non proprio nomi di secondo piano) è il primo ma non l’unico record conquistato dagli a-ha nel corso della loro carriera.

Nel 1987, dopo l’uscita del loro secondo disco Scoundrel Days, sono la prima band non anglofona a interpretare la canzone di apertura di un film di James Bond, The Living Daylights per 007 – Zona pericolo, la quindicesima pellicola della saga.

Se la popolarità dei tre norvegesi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sembrava calare, almeno in Italia, lo stesso non si può dire per il Sud America. Il gruppo era straordinariamente amato in Brasile ed è proprio grazie alla loro esibizione a Rock in Rio nel 1991 che gli a-ha entrano a pieno diritto nel Guinness World Record: i 198.000 spettatori paganti del loro concerto allo stadio Maracanã li hanno tenuti in vetta a questa particolare classifica fino al 2017.

Tanto amore non è certamente ingiustificato, insomma non stiamo parlando di una boy band costruita a tavolino. Dal synthpop degli inizi fino al pop rock più adulto e maturo di oggi, i fan hanno potuto godere della musica del chitarrista Waaktaar-Savoy e del tastierista Furuholmen, ma è la voce del frontman Harket che ha regalato alla band un altro primato. Nel 2001 entrano di nuovo nel Guinness dei primati per la nota tenuta più a lungo dal vivo con i 20.2 secondi di Summer Moved On.

Tra scioglimenti e reunion, cosa fanno oggi gli a-ha

Una carriera così lunga, e sempre con la stessa formazione, raramente è indenne da momenti di stanca. E infatti anche gli a-ha si sono sciolti nel 1994 per poi tornare a fare musica insieme una prima volta nel 1998 e poi di nuovo nel 2015. Con i ritmi più rilassati degli adulti, la band norvegese continua a suonare e a esibirsi ancora oggi. Nel 2019 li aspetta un nuovo tour che, purtroppo, neanche questa volta toccherà l’Italia.

Ma nei periodi di inattività, ovviamente, nessuno dei tre è rimasto con le mani in mano. Morten Harket ha scelto la carriera solista impegnandosi anche per l’ambiente e la salvaguardia dell’ecosistema. Paul Waaktaar-Savoy, insieme alla moglie Lauren Savoy e a Frode Unneland, ha fondato un nuovo gruppo musicale, i Savoy. Magne Furuholmen, infine, si è dedicato all’arte a tutto tondo affiancando la pittura e la scultura ai suoi lavori musicali.

Il fan club italiano

Non si esibiscono in Italia dal 1988, ma non per questo i fan italiani hanno abbandonato i loro idoli musicali. Fino al 2000 chi li seguiva dall’Italia non aveva potuto fare altro che rassegnarsi alla mailing list in inglese fino a quando, proprio all’inizio del nuovo millennio, Leonardo Lerede non ebbe l’idea di crearne una tutta italiana per raccogliere gli sparuti supporter del Bel Paese.

E in questo Internet è stato davvero un formidabile mezzo capace di connettere tra loro persone con gli stessi interessi e passioni, ma che fino a quel momento non avevano avuto la possibilità di incontrarsi e conoscersi.

Erano gli anni dei forum, e anche i fan italiani degli a-ha meritavano di averne uno tutto per loro. Il sito dell’a-ha Italia Fan Club si arricchì di gallery fotografiche, chat, contenuti multimediali per raccogliere rarità e contenuti esclusivi e far sentire chi amava la band norvegese non più un nostalgico degli anni Ottanta ma parte di una community unita e agguerrita.

Con l’avvento dei social network il fan club si spostò su Facebook per rendere ancora più immediato il contatto dei fan tra di loro e con i canali ufficiali dei loro idoli, raggiungendo dei numeri non giganteschi ma sicuramente di tutto riguardo trattandosi di un fenomeno di nicchia: più di 1000 like su Facebook, quasi 2500 follower su Instagram un centinaio di iscritti al canale YouTube.

Se avete voglia anche voi di ripercorrere alcuni momenti indimenticabili della carriera discografica di questa band evergreen, rimanete sintonizzati su Junglam per il prossimo articolo sulle più belle composizioni degli a-ha.

Cover photo @officialaha on Instagram

Sull'Autore

Serena Serra

Laureata in editoria e giornalismo ed esperta di comunicazione e brand management, si dedica alla creazione di contenuti per portali e siti web. Per Junglam.com è redattrice moda, beauty e lifestyle.

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