Fashion Week

Le sfilate più cool della Paris Fashion Week FW 2018-19

Paris Fashion Week FW19
Scritto da Patrizia Saolini

Dall’eleganza borghese di Rochas alle ispirazioni anni Sessanta di Dior, la Paris Fashion Week chiude il Mese della Moda per la stagione Autunno/Inverno 2018-2019.

Dal 27 febbraio al 6 marzo 2018 si è svolta la Fashion Week di Parigi che, come da consuetudine, chiude il fashion month con le ultime sfilate delle collezioni Autunno/Inverno 2018-19. Vediamo quali sono stati gli show più cool di questa stagione.

L’eleganza borghese di Rochas

Lusso e stile senza perdere la discrezione: per la collezione Autunno/Inverno 2018-2019 di Rochas, Alessandro Dell’Acqua porta alla Paris Fashion Week abiti ispirati all’eleganza della borghesia parigina di fine anni ’70, senza dimenticare echi provenienti dai decenni precedenti.

È una sfilata incentrata principalmente sul daytime: abiti midi, cappotti col colletto ampio, calze nude e décolleté a punta con fibbie gioiello. Quando il giorno scivola verso le ore serali, il cachemire cede al broccato e ai pattern a piccoli disegni floreali, lo chiffon si illumina di ricami e paillettes mantenendo l’understatement.

La palette affianca il verde menta e il turchese al rosa pesca, al cammello e al prugna, mentre gli accessori accostano la stampa pitone e i tacchi scintillanti delle scarpe a borse a mano e mini-clutch in colori contrastanti o ricamate con “R” di cristalli.

Gli abiti come fogli di carta di Guy Laroche

Le ispirazioni di Richard René per la stagione Autunno/Inverno 2018-2019 di Guy Laroche presentata alla Paris Fashion Week sono essenzialmente due: da un lato il minimalismo radicale del foglio di carta bianco e dall’altro il movimento dell’Art Brut, corrente artistica inventata dal pittore Jean Dubuffet incentrata sulla produzione dei pazienti psichiatrici e di cui il fondatore della Maison era collezionista.

Il bianco della carta è accostato al nero dell’inchiostro nei look che hanno aperto la sfilata: costruzioni squadrate, angoli vivi e decorazioni simili a fogli d’oro stropicciati, mentre l’idea “grezza” (in italiano Art Brut è traducibile come Arte Grezza) è data da alcune stampe che sembrano quasi scarabocchi e dai materiali utilizzati per la collezione.

Tessuti come il jersey, il crêpe, la lana, il neoprene, la pelle e lo chiffon, così come i ricami in filo metallico dall’aspetto non finito, sono le tele sulle quali vengono tracciate pennellate e schizzi, con alcune ispirazioni anni ’80 nelle linee, nei decori e nella scelta di colori come il viola intenso.

L’ispirazione Sixties di Dior

Questa primavera ricorrono i 50 anni del Maggio francese, il mese che diede il via al movimento studentesco e in cui i giovani divennero protagonisti portando l’immaginazione al potere. E la fine degli anni Sessanta portò grandi cambiamenti anche nella moda: non soltanto rendendo le modelle di allora le prime icone pop, ma anche reinventandosi e inventandosi la minigonna, capo d’abbigliamento che segna una cesura tra il prima e il dopo.

I Sixties segnano una rivoluzione anche per Dior: nel 1966, infatti, mentre un gruppo di ragazze sfila davanti alla boutique parigina innalzando cartelli che chiedevano Mini Skirts forever, Marc Bohan inventa la linea Miss Dior, aggiornando il paradigma della femminilità secondo la Maison.

Anche per la collezione Autunno/Inverno 2018-2019 che ha sfilato durante la Paris Fashion Week, Maria Grazia Chiuri non rinuncia alla sua visione di una moda “politica”. Dopo le t-shirt femministe delle passate stagioni, il punto di partenza stavolta è la libertà di inventarsi e rappresentarsi per come si è che Chiuri ha sempre rivendicato per la donna contemporanea.

E allora la maglieria ricamata è pronta ad avvolgersi intorno ai corpi per accoglierli, i vestitini da ragazza per bene si accorciano e si indossano con gli stivali da motociclista, il kilt si veste di materiali imprevisti come il tulle point d’esprit abbinato a giacche maschili.

Anche l’apertura a cultura “altre”, così tipica degli anni Sessanta, fa sentire la sua eco nei poncho, nei ricami di lana sugli abiti di organza, nel patchwork realizzato con tessuti dell’archivio Dior e nelle borse a bandoliera ricamate con motivi di ispirazione etnica.

La doppia anima di DROMe

Tanto elegante e impeccabile all’apparenza, quanto sottilmente pericolosa e ribelle nell’intimo: la donna DROMe per l’Autunno/Inverno 2018-2019 ha due anime caratterizzate dagli infiniti contrasti che si rivelano negli abiti che indossa.

La nappa effetto pitone si mescola all’organza, le gonne a tubino e i cappotti oversize si aprono in spacchi vertiginosi, i top diventano bustiers decostruiti che si alternano a volumi morbidi. La palette è ispirata alle sfumature del tramonto e della notte, dal bianco più puro al rosa polvere, dal nero al verde militare, dall’azzurro al bordeaux.

Anche gli accessori riflettono questa doppia natura: i guanti sono super lunghi o cortissimi, le borse micro cingono la vita come fossero marsupi e le décolleté, in nappa, vernice o metallizzate, cedono al tacco squadrato e alla punta affusolata.

L’eroina romantica di Elie Saab

Full-sequin outfits appear shimmering in the dark #BouquetsDHiver

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La donna della collezione Autunno/Inverno 2018-2019 di Elie Saab è un’eroina vittoriana un po’ romantica e un po’ dark.

I colletti alti, le ruches, le spalle definite e le maniche attillate delle giacche e degli abiti si alterano sulla passerella a pantaloni wide-leg, tute ariose e outfit scintillanti. Il nero, colore predominante della collezione, è attraversato da tocchi di bianco, rosa cipria e bordeaux.

L’anima romantica è incarnata dalle stampe floreali che si affacciano tra i drappeggi, appaiono sotto gli strati di tulle o ricoprono blazer sartoriali, pantaloni e abiti. Sulle giacche lunghe e sugli abiti da sera, i fiori si diffondono fino agli orli oppure, sotto forma di applicazioni tridimensionali, ornano giacche e gonne.

La favola anni Trenta di Galliano

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La collezione Autunno/Inverno 2018 di John Galliano è un racconto: da qualche parte, nel Mid West americano della Grande Depressione, in una delle tante cittadine senza nome e senza storia, arriva il circo. E, almeno per una notte, gli abitanti di questa città senza nome e senza storia dimenticano i loro affanni.

Bill Gaytten narra questi avvenimenti immaginari facendo sfilare in passerella abiti da lavoro in denim, giacche di tweed e salopette mescolati con tessuti fluttuanti che richiamano il burlesque degli anni Trenta, il tulle ricamato e le frange da flapper si alternano con abiti a fiori color fango.

Con lo sguardo rivolto al passato, Gaytten reinterpreta la bellezza perché “il mondo sarebbe noioso se l’ispirazione arrivasse solo da ciò che è classicamente bello”.

Cover photo: @dior on Instagram
DROMe photo credits: press office

Sull'Autore

Patrizia Saolini

Executive editor, scrittrice e corrispondente estera di JunGlam.com, con alle spalle una carriera in aziende del lusso internazionale. Scrive dal 2010 su riviste di moda, beauty, lifestyle e retail. Life coach professionista, con un Master di primo livello in Life Coaching riconosciuto dal Miur, é l'ideatrice di Retail Coach®, un marchio che garantisce consulenza strategica e corporate coaching alle aziende del lusso dedicate al servizio al cliente multicanale.

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