Fashion

Ecco perché la moda è all’avanguardia con il gender fluid

Scritto da Serena Serra

Agender, no gender, gender fluid: oggi la moda sembra aver abbandonato le dicotomie di genere. Ma è davvero una novità?

C’è un meme che ciclicamente capita di incontrare su Facebook: in alto campeggiano le parole “Qualcosa è andato storto” e, in basso, sono state accostate la fotografia di Cary Grant e quella di una passerella di una delle ultime stagioni.

La contrapposizione tra l’attore in completo tre pezzi e il modello in maglioncino slim, shorts e stivali con il bordo di pelliccia vorrebbe essere un’accusa nei confronti dell’uomo contemporaneo, espressa attraverso la nostalgia di un’eleganza virile d’altri tempi che sarebbe andata persa nel corso degli ultimi anni per favorire una femminilizzazione anche estetica, insomma l’ennesima interpretazione della strisciante paura per la cosiddetta educazione gender.

Thom Browne SS 2019

Thom Browne Primavera/Estate 2019. Photo courtesy site

In realtà, andando con la memoria a ricordare come nel corso delle stagioni il mondo del fashion abbia interpretato l’attualissimo tema della fluidità di genere, appare evidente come la moda sia stata all’avanguardia con il gender fluid, molto più della discussione pubblica che, solo negli ultimi anni, ha iniziato a conoscere (e in qualche modo riconoscere) termini come agender e nogender.

Dall’unisex all’agender: la nascita della moda gender neutral

È alla fine degli anni Settanta che la moda inizia a codificare quello che allora si chiamava abbigliamento unisex che, attraverso grandi nomi come quello di Giorgio Armani – vero antesignano nel proporre giacche fluide e decostruite nelle sue collezioni femminili – e film come Una donna in carriera, segnano l’estetica in tema di abbigliamento almeno fino alla metà degli anni Ottanta.

All’epoca l’attenzione degli stilisti era puntata principalmente sul cambiamento dei codici del vestire femminile: il lady suit diventava simbolo e divisa di una donna non più relegata al ruolo di moglie e madre, ma pronta a “prendersi il mondo”, soprattutto quello del lavoro, adattando e adottando i simboli e gli stilemi del vestiario maschile.

Neith Nyer Autunno/Inverno 2018

Neith Nyer Autunno/Inverno 2018. Photo courtesy site

Nel corso degli anni l’abbigliamento gender neutral diventa la norma, i reparti di abbigliamento maschile e femminile diventano sempre più indistinguibili e i capi senza connotazioni di genere ottengono l’imprimatur del mainstream quando prima Zara e poi H&M lanciano le loro collezioni agender.

Con qualche anno di ritardo però. Se da un lato viene apprezzata l’intenzione, dall’altro il modo di intendere la moda è andato avanti: le collezioni dei due giganti del fast fashion vengono criticate per non aver osato, per essersi limitate a un’ennesima interpretazione dell’unisex, per aver ancora una volta messo i pantaloni alle ragazze, quando ormai da un po’ le passerelle erano calcate da una popolazione androgina nell’aspetto e negli abiti, con buona pace dei timorosi della cosiddetta teoria gender.

Alessandro Michele e gli altri: il gender fluid alla conquista delle passerelle

È durante la stagione Autunno/Inverno 2015, quando Alessandro Michele fa il suo debutto come Direttore Creativo di Gucci, che gli esterni al fashion system si accorgono che qualcosa è cambiato nel modo di intendere la moda maschile.

Le stampe a fiori, le camicie con collo a fiocco, le gonne, sono indossate indifferentemente da uomini e donne che non soltanto sfilano insieme in passerella, ma attingono allo stesso guardaroba secondo il gusto e l’estro del momento, bypassando con naturalezza la dicotomia maschio/femmina.

Eckhaus Latta SS18

Eckhaus Latta Primavera/Estate 2018. Photo courtesy site

E se le sfilate co-ed (quelle che vedono insieme in passerella uomini e donne) possono essere un espediente per attirare l’attenzione sul menswear e ridurre i costi degli show, la persistenza del fenomeno è un segnale che qualcosa è cambiato nel modo in cui le generazioni più giovani percepiscono i codici del genere.

Le stampe floreali di Gucci disegnate da Michele, però, non sono che una delle mille interpretazioni che i designer danno dell’abbigliamento gender fluid: le linee di J.W.Anderson, i colori di Thom Browne, i cache-coeur in satin del brand Neith Nyer e le trasparenze e i crop top del duo tedesco Eckhaus Latta interpretano sui catwalk di tutto il mondo la moda libera dagli schemi di genere così tipica della generazione dei millennials.

Cover photo: tre look della collezione Cruise 2019 di Gucci. Courtesy site

Sull'Autore

Serena Serra

Laureata in editoria e giornalismo ed esperta di comunicazione e brand management, si dedica alla creazione di contenuti per portali e siti web. Per Junglam.com è redattrice moda, beauty e lifestyle.

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