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Abbigliamento sostenibile: guida all’acquisto

Abbigliamento sostenibile
Scritto da Silvia Artana

L’abbigliamento sostenibile non è solo una moda, ma uno stile… di vita! Ecco cos’è, come sceglierlo e i brand da non perdere.

Ai due estremi opposti dello shopping, capi low cost e abiti e accessori in pelle e pelliccia continuano a esercitare un fascino indiscutibile sulle fashioniste. Ma tra le appassionate di moda e non solo loro si sta diffondendo una nuova cultura improntata a un consumo più consapevole.

L’impegno di Livia Firth e le campagne di Fashion Revolution per sensibilizzare i consumatori sulle condizioni di lavoro della manodopera del settore della moda e sulle materie prime impiegate stanno orientando sempre più persone verso l’abbigliamento sostenibile. Ma come si fa a (ri)conoscerlo e sceglierlo e quali brand ricadono nella categoria?

Qui trovate una guida all’acquisto per uno stile etico, eco friendly e cruelty free!

Come scegliere i capi di abbigliamento sostenibile

Come scegliere l'abbigliamento sostenibile

Per scegliere capi di abbigliamento sostenibile è necessario verificare la presenza di specifiche certificazioni.

Come si fa a riconoscere e scegliere i capi di abbigliamento sostenibile? Per rispondere è necessario fare un passo indietro e capire di cosa si parla.

In linea generale, la definizione indica abiti e accessori prodotti nel rispetto delle persone, dell’ambiente e degli animali. Questo significa diverse cose. In prima battuta, la manodopera è tutelata in termini di contratto, orario, paga e ambiente di lavoro. In secondo luogo, l’intera filiera produttiva è orientata a ridurre il più possibile l’impatto ambientale (per esempio, non usando concimi chimici e pesticidi nella coltivazione delle piante tessili e/o utilizzando fibre alternative, abbattendo i consumi energetici e l’impiego di inquinanti e ottimizzando la logistica). In ultimo, lo sfruttamento, il maltrattamento e l’uccisione degli animali per la produzione di lana, pelli, pellicce, avorio e simili sono aboliti in favore di soluzioni alternative cruelty free.

A garantire che l’abbigliamento sostenibile sia effettivamente tale ci sono apposite certificazioni, rilasciate da enti internazionali e locali in merito alle categorie socialeambienteanimaliFair Wear FoundationSA 8000 sono focalizzate sul rispetto in azienda dei diritti umani e dei lavoratori. BlueSign garantisce la sostenibilità sociale e ambientale dei siti di produzione e Global Organic Textile Standard (GOTS) accerta i parametri sociali e ambientali per la lavorazione tessile delle fibre organiche. Organic Content Standard (OCS) certifica l’impiego di fibre naturali provenienti da agricoltura biologica e la tracciabilità delle stesse lungo tutto la filiera produttiva. Forest Stewardship Council (FSC) garantisce l’impiego di materie prime che derivano da piantagioni forestali e boschive sfruttate in maniera sostenibile e Animal Free certifica la rinuncia totale o parziale all’impiego di materie di derivazione animale.

Sul fronte della minimizzazione dell’impiego di sostanze chimiche e della sicurezza della filiera produttiva, le certificazioni di riferimento sono Oeko Tex ® Standard 100Reach. In quest’ambito, vanno altresì citati il programma Zero Discharge of Hazardous Chemicals  (ZDHC) e la campagna Detox di Greenpeace.

Inoltre, sono sinonimo di sostenibilità i brevetti Tencel ® e Modal®, che riguardano due innovative fibre naturali prodotte a partire dall’eucalipto e dal faggio, e le certificazioni Global Recycle Standard (GRS)Plastica Seconda Vita (PSV), che indicano materie ottenute da prodotti di riciclo di vario tipo e dalla plastica.

Come per i cosmetici naturali, le certificazioni e l’adesione a campagne e programmi sono riportate in etichetta e forniscono un’indicazione puntuale per la scelta dell’abbigliamento sostenibile.

Quali sono i brand che fanno abbigliamento sostenibile

Moda sostenibile

Il Leafdress di NVK Daydoll, la nuova giacca donna di Esemplare e un abito in pelle di vinaccioli Vegea. Photo credits: Monica Mazzanti PR/Studio Isabella Errani/Vegea.

Dopo Stella McCartney, Hugo Boss e Giorgio Armani, a fine 2017 anche Gucci, Michael Kors e Jimmy Choo hanno aderito alla Fur Free Alliance, rinunciando a utilizzare nelle loro collezioni qualsiasi tipo di pelliccia animale. Ma i marchi che scelgono di produrre abbigliamento sostenibile sono sempre di più e insieme ai grandi nomi ci sono anche anche nuovi brand dinamici e intraprendenti.

NVK Daydoll di Natasha Calandrino Van Kleef propone vestiti, gonne, pantaloni e capispalla, oltre che intimo e costumi da bagno, in Modal®. Traspirante e anallergico, questo rivoluzionario tessuto ottenuto dalle fibre di faggio è morbido e avvolgente, si lava a basse temperature e non ha bisogno di essere stirato. Le collezioni di Natasha sono pensate per generare eleganza, benessere e praticità e la sua ultima creazione è Leafdress, un vestito costituito da due elementi strutturalmente identici, che vanno indossati uno sull’altro.

Invece, il core business di Vegea è la pelle vegetale. Fondato nel 2016 da Gianpiero Tessitore e Francesco Merlino, il brand utilizza la vinaccia – intesa come il residuo della lavorazione del vino, composto da bucce, semi e raspi d’uva – per creare un tessuto praticamente indistinguibile da quello di origine animale. Le pelle Vegea viene realizzata senza l’uso di sostanze pericolose per la salute dell’uomo e dannose per l’ambiente e nel 2017 ha vinto il Global Change Award, un premio istituito da H&M Foundation per dare visibilità e aiutare concretamente le idee che possono trasformare il sistema moda da lineare a circolare (autosufficiente e senza sprechi).

Un altro esempio di abbigliamento sostenibile è quello fornito dal brand Esemplare, acquisito e “rifondato” nel 2007 da Francesco Martorella e Fulvio Botto. L’azienda è specializzata in capispalla da uomo e da donna, realizzati in tessuti di altissima qualità ottenuti tramite il riciclo di materiali come la plastica e senza l’impiego di pelli, pellicce e piume di origine animale. Le due novità più recenti sono una giacca per lui e una per lei, con imbottitura 100% in fibra ottenuta da PVC (Thermore Ecodown), esterno in nylon riciclato e interno in pelliccia ecologica.

Infine, nel 2017 la startup parmense Pagurojeans ha lanciato una campagna di crowdfunding su Kick-ER per sovvenzionare un progetto per la produzione di jeans in modo eco-sostenibile, riducendo del 60% l’impiego di acqua e prodotti chimici e del 40% i consumi di energia elettrica.

Abbigliamento sostenibile economico

Abbigliamento sostenibile economico

Felpa Rapanui, pantaloni e camicia H&M Conscious e giacca Quagga.

La filiera produttiva dell’abbigliamento sostenibile ha spese differenti rispetto a quella del fast fashion e non può permettersi il low cost. Tuttavia, esistono diversi brand che propongono abiti e accessori realizzati nel rispetto delle persone, dell’ambiente e degli animali caratterizzati da un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Uno di questi è la startup italiana CORA Happywear. Creata dall’imprenditrice Elisabeth Tocca, l’etichetta realizza capi in fibra di bambù, eucalipto e cotone organico coltivati senza l’impiego di pesticidi e trattamenti chimici e ha scelto di stabilire la propria produzione in Europa per creare posti di lavoro in Italia, Grecia e Turchia. Del Belpaese è anche Quagga, un marchio che ha fatto di eticità, sostenibilità e responsabilità i propri capisaldi di produzione, distribuzione e vendita.

Invece, sono stranieri Rapanui e Living Crafts. Il primo è inglese e il secondo tedesco e per entrambi è possibile fare shopping su due fornitissimi siti di e-commerce.

Infine, della categoria fa parte la linea speciale H&M Conscious, che ogni stagione propone collezioni glamour e all’ultima moda, realizzate secondo i concetti della moda sostenibile.

Le nuove collezioni sostenibili Join Life di Oysho

Oysho Join Life

La collezione mare Weare the change del progetto Join Life di Oysho.

Tra i numerosi brand che hanno abbracciato la filosofia di una moda sostenibile per la società e le risorse naturali c’è anche Oysho. Il marchio homewear e beachwear di Inditex lo ha fatto con il progetto Join Life, che propone collezioni realizzate con materiali a basso impatto ambientale. I tessuti sono ottenuti da cotone organico, prodotto a partire da semi non OGM e coltivato con fertilizzanti naturali, Tencel ®, la speciale fibra che deriva da boschi di cui viene garantita la riforestazione e con il riutilizzo al 100% dell’acqua, e anche da poliestere riciclato. In particolare, la linea mare “Weare the change” è realizzata in poliammide riciclata ottenuta da vecchie reti da pesca, moquette o scarti di produzione.

Ma il progetto Join Life non si limita al solo prodotto finito. La visione di Oysho è di più ampio respiro e contempla una logistica sostenibile (attraverso il reimpiego di scatoloni, sacchetti, allarmi e grucce di plastica e il loro riciclo), imballaggi in materiale riciclato per le spedizioni online, e negozi eco-efficienti. Attualmente, il 91% dei punti vendita del brand risparmia il 20% di energia e il 50% di acqua, con una cospicua riduzione della produzione di anidride carbonica. Inoltre, in alcuni store in Spagna è attiva la raccolta di capi usati. I vecchi abiti sono raccolti in appositi contenitori che vengono donati direttamente alla Caritas.

L’obiettivo di Oysho è di avere zero rifiuti nei negozi, negli uffici e nei centri logistici entro il 2020, garantendo la massima qualità dei prodotti e il rispetto delle persone e dell’ambiente.

La prima collezione Join Life di Pull & Bear

Pull and Bear Join Life

La nuova collezione Join Life di Pull & Bear.

Oysho non è il solo marchio di Inditex ad avere abbracciato una filosofia eco-consapevole. Anche il brand giovane Pull & Bear ha deciso di votarsi alla moda sostenibile dal punto di vista etico ed ambientale, aderendo al progetto Join Life.

Dal punto di vista del prodotto, la partecipazione si è concretizzata nelle due capsule collection per lei e per lui realizzate in cotone organico e nella speciale fibra Tencel ® Lyocell. La linea donna è caratterizzata da volumi rilassati e da un feel rustico ed è declinata in toni naturali come kaki, sabbia e rosa cipria, che sottolineano lo stretto collegamento con la natura. In aggiunta, sono presenti allegre fantasie a righe. Invece, la linea uomo rimanda allo spirito eco della collezione con volumi generosi, maglie over size e una palette di toni polverosi su uno sfondo di bianco, nero, grigio e marrone chiaro, completati da tocchi di kaki e rosa salmone.

Per quanto riguarda l’enviromental strategy, Pull & Bear ha aderito al progetto Join Life mettendosi al lavoro per rendere tutti i propri negozi eco-efficienti entro il 2020 e ottimizzando i consumi del suo quartier generale a Narón (Spagna), al punto da fargli ottenere il certificato Gold LEED, che premia la massima efficienza ambientale. Inoltre, il marchio sta sviluppando un progetto ambientale per raccogliere, selezionare e riciclare i rifiuti (promosso attraverso la competizione di surf Pull & Bear Pantín Classic Galicia Pro 2017) e sta collaborando con Smart per il lancio congiunto di un veicolo elettrico in edizione limitata e di una linea di abbigliamento sostenibile.

Cover photo credits: @freepic.diller on Freepik

Text photo credits: @peoplecreations on Freepik

Sull'Autore

Silvia Artana

Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, ha conseguito un Master in Divulgazione Scientifica e ha mosso i primi passi nell'editoria occupandosi di scienza e tecnologia. Oggi scrive di moda, bellezza, benessere, lifestyle, cinema e TV per diversi magazine digitali e svolge attività di copywriting e storytelling online e offline.

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