Angelica Savrayuk: la “farfalla dell’est” racconta sé stessa

Intervista ad Angelica Savrayuk, “la Farfalla dell’est”

“La Farfalla dell’est” è il suggestivo titolo della sua autobiografia che uscirà il prossimo 27 maggio, scritta in collaborazione con Ilaria Leccardi. E non ce n’era forse uno migliore per descrivere Angelica Savrayuk, una delle componenti della leggendaria squadra nazionale di ginnastica ritmica – le “Farfalle”, appunto – che ha saputo regalare all’Italia i primi tre straordinari titoli mondiali a squadre nel 2009, 2010 e 2011 e poi una medaglia di bronzo olimpica a Londra nel 2012, insieme alle sue compagne di sempre Elisa Santoni ed Elisa Bianchi e poi Marta Pagnini, Romina Laurito e Andrea Stefanescu. Nata in Ucraina nella città dal nome impronunciabile di Luc’k nell’agosto del 1989, Angelica Savrayuk è arrivata giovanissima in Italia inseguendo il suo sogno di diventare una grande atleta della ritmica. Cresciuta nella scuola di Arezzo sotto la direzione di Manola Rosi, il suo talento si è presto rivelato eccezionale e, dopo l’ottenimento della cittadinanza italiana, l’ha portata repentinamente nel giro della nazionale azzurra. Il resto è storia: una carriera ricca di vittorie e di soddisfazioni che ha coinciso con un bell’esempio di integrazione nel nostro Paese. Insomma, una storia bella da raccontare: ed è proprio la sua storia al centro del suo libro.

angelica savrayuk

Angelica, come è nata l’idea di scrivere un libro sulla tua storia?

È nata per diverse ragioni… L’anno scorso sono stata una dei testimonial del progetto del CONI “sport e integrazione”, dove con gli altri atleti di 3° generazione venivamo coinvolti in diversi meeting con le scuole in giro per l’Italia. In un momento così delicato come questo, credo che sia importante cercare di spiegare ai ragazzi, stranieri e non, quanto lo sport sia importante per eliminare tutti i tipi di pregiudizi verso lo studente straniero, e per quest’ultimo per non escludersi da tutti perché magari si sente diverso. Abbiamo cercato di spiegare attraverso le nostre testimonianze come lo sport ci ha aiutato ad integrarci pienamente nel nostro nuovo Paese. Quindi una parte del libro è dedicata anche a questo, dove racconto la mia infanzia e il cambiamento radicale che ho dovuto affrontare venendo a vivere qui.

agelica savrayuk

Angelica Savrayuk photo credits Tom Theobald

Poi naturalmente c’è la ginnastica. Già da qualche anno avevo in mente di scrivere e di raccontare la vera vita di una ginnasta, dato che nessuna prima lo aveva fatto direttamente, e dare un punto di vista differente sia da quello degli spettatori che degli allenatori. Non si parla di giudizi tecnici, ma delle emozioni, di rapporti interpersonali con le persone che ho conosciuto, e ovviamente di gioie e di delusioni che la nostra squadra ha dovuto affrontare.

Come hai incontrato Ilaria Leccardi?

Ilaria l’avevo già conosciuta nel 2009 quando scriveva il suo libro sulla ginnastica ritmica “In volo”, ed era venuta ad assistere ad alcuni allenamenti estivi della squadra nazionale durante la preparazione per i mondiali di Mie. Ma è stata la mia agenzia, MPManagement, a farci incontrare di nuovo e conoscerci meglio nel novembre del 2015. Quando quel giorno l’editore di Bradipolibri, Luca Turolla, ci disse che a maggio sarebbe dovuto uscire il libro, io non avrei mai creduto che ce l’avremmo fatta, considerando anche gli altri impegni di ognuna, ma Ilaria ha fatto un lavoro eccezionale, e quindi alla fine di questa settimana vedrò il mio libro nelle librerie. Non sto più nella pelle!!

Che cosa vuoi trasmettere raccontando te stessa?

Vorrei trasmettere alle ginnaste più giovani di amare questo sport, di non mollare al primo insuccesso, di farlo con la passione, e anche se le delusioni sportive arriveranno, non importa, perché le fortificherà. Il mio messaggio è che è indifferente da dove veniamo o chi siamo, l’importante è la voglia che abbiamo di fare una determinata cosa, se crediamo fino in fondo e mettiamo tutti noi stessi per quel determinato obiettivo, tutto è possibile.

La tua è una bella storia di sport e di integrazione. Un esempio per molti in Italia…

La cosa più importante che mi ha lasciato lo sport sono le persone che ho incontrato. Le mie compagne della squadra di Pechino 2008  sono un tesoro più caro di tutte le medaglie vinte. Si è creata un’amicizia meravigliosa, e anche se non ci sentiamo e non ci vediamo tutti i giorni, quando riusciamo a organizzare una “rimpatriata” è come se nulla fosse cambiato.

Siamo alle porte delle Olimpiadi di Rio. Ti spiace non esserci? Qual è l’esperienza più forte che ti sei portata via da Londra 2012?

Dire che mi dispiace no, perché sono felice della vita che sto facendo adesso, anche perché grazie all’aeronautica non ho smesso del tutto. Ora io e le mie compage prendiamo solo il meglio di questo sport, quello di esibirci senza alcuna pressione delle gare, giurie e allenatori ed è la cosa che ci voleva proprio per concludere questo bellissimo percorso.

Sicuramente poter fare un’altra Olimpiade sarebbe stato fantastico, proprio per il clima che si respira, ma va bene così, ognuno deve sapere quando è il momento giusto per smettere. Io ero arrivata al limite di tutto. Sicuramente stringendo i denti sarei potuta andare avanti, ma ho pensato che sarebbe stato meglio voltare pagina e fare qualcosa di diverso.

angelica savrayuk

Angelica Savrayuk photo credits Tom Theobald

Ahimè l’emozione più forte di Londra è stato il dispiacere e la paura di riperdere di nuovo la medaglia olimpica, ma questa volta per colpa nostra. Per me era una cosa impensabile non vincere la medaglia alle olimpiadi, anche per i tre ori mondiali negli anni precedenti. Io e le due Elise abbiamo lavorato tutti i giorni per 4 anni, proprio per riscattare quello che ci è stato tolto a Pechino. Sicuramente la medaglia di bronzo è un ottimo risultato, e alla fine va bene così, anche se avremmo potuto sicuramente essere argento.

E adesso? Cosa ti aspetta nel prossimo futuro?

Nel prossimo futuro non lo so ancora, ci sono diversi progetti in vista, ma sicuramente continuerò a esibirmi con le due Elise e Marinella. L’importante è che ci siano loro, e sono sicura che ci saranno anche nel futuro più lontano 😉

Se non avessi potuto dedicarti alla ritmica avresti….

Non ne ho idea. Sicuramente mi sarei già laureata (ride) a parte gli scherzi mi piace moltissimo il mondo della moda e credo proprio che avrei provato ad inserirmi in quel campo.

 


Anna Invernizzi

Con cinque figli non ci si annoia mai, ma dove lo trovo il tempo di scrivere? Semplice: basta avere passione, curiosità, inventiva e… un marito molto paziente!