Nasce la Fondazione Italia per il Dono

Dalla filantropia al mecenatismo, dalla donazione al dono, dal fundraising al fund spending, dal welfare state al welfare civile: questo l’obiettivo di Fondazione Italia per il Dono ONLUS, presentata lunedì mattina a Milano di fronte a una platea gremita.
“Siamo partiti da alcuni dati importanti – dichiara il Presidente Prof. Stefano Zamagni – l’Italia è un popolo generoso, la filantropia è nella cultura degli italiani. Eppure l’Italia si posiziona tra gli ultimi posti in Europa per donazioni. Perchè? Citando Shakespeare: Siamo un paese in cui la virtù per esprimersi deve chiedere perdono al vizio. Paradossalmente ci sono difficoltà a fare del bene. La burocrazia amministrativa ci pone in un regime di concessione, dobbiamo chiederne l’autorizzazione e l’iter burocratico lo limita fortemente. Nel contempo il welfare state non è più in grado di garantire la propria sostenibilità, le risorse pubbliche non riescono più a fare fronte ai bisogni sociali – continua Zamagni – Per contro si stimano 100 miliardi di patrimoni in Italia appartenenti a famiglie e imprese che nei prossimi 20 anni si andranno a estinguere per motivi di carattere demografico”.

Dati importanti che Fondazione Italia per il Dono ONLUS non ha voluto più lasciare inosservati per darne una risposta concreta.

Ma facciamo un passo indietro. Il progetto parte nel 2011 in via sperimentale come Comitato per la promozione del dono onlus, allo scopo di contribuire a superare la crisi del welfare state, promuovendo e incentivando la cultura del dono in Italia sull’esempio di infrastrutture già sperimentate in altri contesti. In particolare, l’idea nasce dall’osservazione dei successi conseguiti in Italia nei territori serviti dalle Fondazioni di comunità, nate nel 1999 e che hanno già raccolto circa 130 milioni di euro in donazioni, e dall’esperienza di altri Paesi: la Fondatiòn de France, che nel 2013 ha raccolto 141 milioni di donazioni costituendo un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro e la King Baudouin Foundation in Belgio, che ha raccolto donazioni per circa 103 milioni di euro nel 2013 e che gestisce fondi filantropici per quasi 400 milioni di euro.
“Sì ma con una peculiarità tutta italiana – ci tiene a sottolineare Zamagni. – 1137, Bernardo da Chiaravalle pubblica la Carta Caritatis. Un documento fondamentale che non smetto mai di ricordare: quando un povero bussa alla porta del monastero per chiedere aiuto, è necessario soddisfare tre requisiti ovvero domandare perché è caduto in povertà (malattia, un vizio, ecc…), dare un aiuto proporzionato alla situazione di bisogno e chiedere a chi ha ricevuto aiuto l’uso che ne ha fatto”.
Esiste una importante differenza tra mecenatismo e filantropia, tra dono e donazione, tra fundraising e fund spending che il professore caldamente ci spiega:
“Il mecenatismo si interessa del perchè e dell’uso che verrà fatto delle risorse donate, segue le risorse e dà il proprio know how affinchè vengano gestite nel giusto modo. Così come il dono non si limita alla relazione, all’atto del donare, ma si pone un obiettivo di rendimento sociale. Il mecenatismo e il dono appartengono alle radici culturali italiane. Purtroppo però, come diceva Giacomo Leopardi, gli italiani sono grandi inventori ma non innovatori. La Fondazione vuole fare diventare la cultura italiana anche una cultura innovativa. Portarla a una transizione, a un nuovo modello: dal fundraising al fund spending, ovvero aiutare il donatore a spendere bene le risorse donate, rendere efficaci le sue donazioni attraverso uno strumento di intermediazione filantropica alla portata di tutti, e dal welfare state a welfare comunitario o meglio ancora civile, come espressione di una civitas solidale e sussidiaria da tutti invocata”.

Questa è la peculiarità di Fondazione Italia per il Dono ONLUS, una realtà non profit unica del genere in Italia, in grado di operare su tutto il territorio nazionale e anche a livello internazionale attraverso un modello universalista e non riferito a un fondatore, espressione generale e trasversale della società civile che vuole essere attiva sulla cultura del dono. La Fondazione non opera in un settore specifico, ma con ampio raggio di azione, si pone come ponte fra chi desidera investire in finalità sociali e coloro che svolgono iniziative di utilità sociale a favore della comunità. La Fondazione permette di soddisfare qualsiasi desiderio filantropico assistendo in ogni suo passo il donatore, sia dal punto di vista gestionale, fiscale e di rendicontazione, che su richiesta nell’individuazione dei progetti da sostenere.
“Il 25% degli italiani non dona e il 65% dona meno di 100 euro all’anno. L’obiettivo della Fondazione è aumentare i doni attraverso la democratizzazione della filantropia”, conclude Zamagni.

di Laura De Pinto


Carlotta Mariani

Riccionese trapiantata a Milano per seguire una follia, quella di diventare giornalista. Amo i viaggi, il cinema, i libri, la musica e ho tre vere e proprie manie, temi di cui non mi stanco mai di parlare: i gatti, la Norvegia (dove ho vissuto sei mesi ricchi di emozioni) e il tè. Ho un blog sull’argomento, si chiama Five O clock, e viene aggiornato sempre e solo alle 5 di pomeriggio (adoro complicarmi la vita!).