Formula E: cos’è e come è nata


L’ecosostenibilità dei trasporti, il contenimento delle emissioni e dell’inquinamento, la compatibilità ambientale degli spostamenti su terra – in una parola la cosiddetta “green mobility” – sono temi sempre più all’ordine del giorno e non è certo cosa sorprendente per nessuno. Le competizioni automobilistiche e, in genere, l’automobilismo sportivo hanno costituito da sempre un importante avamposto tecnico e culturale per il mondo dell’automobile in genere, costituendone spesso la “frontiera” che ha aperto poi alle vetture di tutti i giorni soluzioni e pratiche divenute nel tempo comuni.

Ecco in breve per quale motivo la percezione e la considerazione sulla sostenibilità dei trasporti può trovare nello sport dell’auto un valido alleato ed una cassa di risonanza di grandissima ampiezza. E’ a partire da questi ragionamenti che nel 2012 la Federazione Internazionale dell’Automobile, la storica organizzazione che fin dagli anni ’30 regolamenta le competizioni motoristiche internazionali, ha immaginato quella che oggi è diventata la Formula E, campionato internazionale riservato esclusivamente a vetture da competizione spinte da motore elettrico. Partiti in sordina, gli E-Prix stanno guadagnando prepotentemente spazio sui media mondiale, trasformandosi in veicolo mediatico di primaria importanza per la causa della green mobility.

Formula E nelle più grandi città del mondo

formula EUn Campionato esclusivamente riservato alle vetture elettriche era al tempo una sorta di scommessa, un tentativo di sovvertire la percezione di un mondo, quello delle corse, che vede ancora con occhio diffidente una corsa dove il motore “non fa rumore”. Il risultato è stato un grande successo: dopo qualche evento dimostrativo nel 2013, dal 2014 è partito il primo Campionato Internazionale di Formula E, la cui rilevanza mediatica è andata lentamente ma costantemente crescendo.

Sono diverse le prove tangibili di quanto abbia scommesso la FIA su questo evento: il coinvolgimento di grandi nomi del motorismo internazionale come piloti delle scuderie – molti di loro ex-Formula Uno come Nelsinho Piquet e Sebastien Buemi che hanno vinto le prime due edizioni – e quello di grandi costruttori internazionali, da Renault a Mahindra passando per Jaguar ed Audi, che si sono coinvolti nell’allestimento delle scuderie, anche se per questi primi anni la formula prevede una vettura fornita da un costruttore unico, l’italiano Dallara, comune per tutti.

Forse però l’aspetto più affascinante e coinvolgente della formula sono le location dove si svolgono gli E-Prix: non circuiti “tradizionali”, ma grandi città del mondo le cui strade si prestano al grande show “ecosostenibile”. Hong Kong, Marrakech, Buenos Aires, Città del Messico, Montecarlo, Parigi, Berlino, New York e Montreal sono le tappe lungo i quattro continenti che nobilitano il Calendario del Campionato. E dal 2018, a questo prestigioso elenco si aggiungerà anche Romaportando l’Italia sullo scenario internazionale della green mobility.


Anna Invernizzi

Con cinque figli non ci si annoia mai, ma dove lo trovo il tempo di scrivere? Semplice: basta avere passione, curiosità, inventiva e… un marito molto paziente!