Quando al vino piace Mozart

Da sempre l’interazione fra musica e cervello umano è oggetto di studio fra i ricercatori di tutto il mondo. Una melodia può rasserenarci, farci apprezzare meglio un cibo oppure metterci allegria tanto che spesso la musica viene utilizzata anche in medicina per curare casi di ictus e coma. La musica però non fa bene solo alle persone, a trarre beneficio dalle note sono anche gli animali e le piante. Secondo molti infatti la musica favorirebbe la crescita e la fermentazione di vino e birra. Cerchiamo di scoprirne di più.

La fonocoltura

Il primo ad aver sperimentato il potere delle note sul vino è stato un italiano, Carlo Cignozzi, avvocato milanese, che nel 1999 lascia i tribunali della città per trasferirsi in Toscana e produrre il Brunello di Montalcino. Qui acquista il Paradiso di Frassina, una tenuta nei pressi di Montalcino dove nasce quella che lui chiama fonocoltura. L’intuizione, racconta Cignozzi nel suo libro L’uomo che sussurrava alle vigne, gli venne in mente mentre entrava nel podere con le casse dell’autoradio che trasmettevano il Requiem di Mozart a tutto volume.
Da lì nasce un progetto che lo coinvolgerà tutta la vita di Cignozzi che vincerà il cinismo e lo scetticismo di molti. Prima inizia con piccoli diffusori a basso costo, creando un sistema che gli suggerisce un amico ingegnere, poi i diffusori di ultima generazione, conici e da 24 driver, forniti da un’azienda leader nel settore. Dieci anni fra sacrifici, cadute, ma soprattutto grandi successi. Fino a quando Carlo Cignozzi, al quale uno sciamano in Brasile aveva promesso un futuro fra vino e musica, attira l’attenzione dell’Università di Firenze.
Nel 2005, l’ex avvocato firma un protocollo d’intesa insieme con la Facoltà di Agraria e da allora inizia uno studio scientifico su quello che fino a quel momento Cignozzi aveva sperimentato nella sua vigna. In laboratorio gli studiosi testano gli effetti delle basse frequenze sulla neurologia e la sensibilità vegetale. I risultati? Le foglie diventano più grandi, spesse e verdi, grazie alle vibrazioni che accelerano la fotosintesi, il metabolismo e lo scambio di ioni. Non solo, la musica sarebbe anche in grado di favorire una maturazione precoce, anticipando di diverse settimane le prime gelate, inoltre modera l’acidità e favorisce la produzione di zuccheri e polifenoli. Non solo, le note musicali sarebbero anche l’antidoto perfetto contro gli insetti.
Sulle orme di Cignozzi altri viticoltori italiani hanno testato il potere della musica sulla vite e sulla produzione del vino organizzando spesso veri e propri concerti privati per le loro vigne.

La sinfonia 41 di Mozart

E all’estero? Anche qui non sono rimasti certo a guardare. In Austria si sperimenta già da molto tempo la fermentazione musicale. Nel 2009 infatti la scuola di viticoltura di Klosterneuburg ha prodotto un Gruener Veltliner al quale, durante la fermentazione, era stata fatta ascoltare musica classica, polche e valzer. Le onde sonore avrebbero un effetto positivo sul lievito, migliorando il processo di fermentazione e aumentando il valore della glicerina. Addirittura due enogastronomi viennesi, Thomas Koeberl e Markus Bachmann, avrebbero individuato la melodia perfetta. Si tratta della sinfonia n. 41 di Mozart che sarebbe addirittura in grado di modificare il sapore del vino, rendendolo più ricco, tondo e denso.

Non solo vino

Non solo vino, anche la birra trarrebbe grandi benefici dall’ascolto della musica. Ne è convinto Roy Paci, musicista che sottopone la sua birra a un processo di fermentazione al ritmo di rock. Paci, che ha fondato con il suo socio Caprioli i Birrogastrofonici, ha ribattezzato la sua birra, una American Pale Ale, Beerock. Con l’aiuto di alcuni scienziati Roy Paci ha realizzato un sistema di sonorizzazione per i fermentatori, all’interno dei quali viene diffusa musica rock.


Valentina Vanzini

Ironica e autoironica, romana Doc, ho una laurea cum laude in Informazione e Sistemi Editoriali e un master in Didattica della Shoah, ma soprattutto una passione sfrenata per la scrittura. Dopo uno stage all’ufficio stampa del Ministero dell’Agricoltura, ho collaborato con “Quale Computer”, tenendo una rubrica sulle nuove tecnologie e le app, e con diversi magazine online. Attualmente sto per pubblicare una serie di articoli sulla rivista internazionale della Fondazione Auschwitz di Bruxelles. Adoro i romanzi rosa (ma non sono romantica!), gli animali e sono un’esperta nel settore beauty, food e lifestyle.