Don Pasta, come ti suono una parmigiana

In un universo di piatti pronti, surgelati e programmi tv, sono poche le persone che riescono ancora a raccontare e rappresentare la vera essenza del cibo. Don Pasta, vero nome Daniele De Michele, è uno di questi: poeta, cuoco, creativo. Per lui il cibo è una materia prima di tutto da conoscere, amare e rispettare, ma anche da esaltare nelle sue straordinarie performance. I suoi show mescolano musica e piatti della tradizione, perché DonPasta è prima di tutto un dj, appassionato e appassionante. Ed è così che John Coltrane di My favourite things si sposa a meraviglia con la parmigiana alle melanzane (di cui non riesce a fare a meno), Miles Davis invece dà l’ispirazione per una focaccia di cicoria, mentre le orecchiette con le rape, sono un piatto rockettaro da mangiare con i Cure. La sua avventura è iniziata in un locale parigino dove lavorava mentre stava finendo gli studi in economia, sono stati loro, i francesi, a chiamarlo Don Pasta, ma lo spirito, quello, è tutto italiano.

Dj, economista e appassionato di gastronomia, come è possibile conciliare tre cose così diverse fra loro?

Sono passaggi della vita che si accumulano e talvolta si uniscono. Il dj è figlio della più grande passione, quella per la musica, lo faccio da quando ho 14 anni. L’economia politica era quella del mio vecchio lavoro, ma soprattutto quello che mi ha sempre aiutato a dare spessore al pensiero, ad analizzare le cose attraverso il prisma della ricerca scientifica, la cucina è il luogo dell’anima. Artusi Remix probabilmente è il luogo dove le passioni si sono incontrate.

Le tue ricette sono delle vere performance che uniscono cucina e gusto. Come è nata l’idea?

Per caso e per gioco. Mettevo musica a Parigi in un piccolo bar, e feci la pasta ai compari del Jungle Montmartre. Mi chiamarono donpasta e capii che l’unire cucina e musica era una cosa che forse era stata sempre dentro di me

Raccontaci il progetto Soul Food…

Soul Food è un progetto collettivo con l’associazione Terreni Fertili, in cui attraverso una serie di attività, eventi, festival cerchiamo di toccare il tema del cibo come fenomeno culturale e come strumento per la protezione dell’ambiente.

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La Parmigiana? DonPasta la mangia nella versione dolce o salata!

Nel tuo blog ho letto che il progetto nasce da una domanda: cos’è il cibo? Sei riuscito a trovare una risposta?

Si. Il cibo è l’esatto opposto di quello che si vuole far credere. Per millenni il cibo è tranquillamente associabile al concetto di dono. E’ quell’offerta della parte migliore di se stessi che non a caso è stata scelta dalla religione cattolica per sintetizzare il loro pensiero. Per mia fortuna, da laico, è sufficiente leggere i passi dell’Odissea per capire che sin dall’era precristiana il cibo da sempre era lo strumento più bello che la gente aveva per accogliere Ulisse, lui, migrante.

Ti definisci un “attivista del cibo”?

Penso che chiunque abbia a che fare con il cibo debba avere la consapevolezza che prima ancora di parlare di tecniche di cucina, il cibo è riconducibile alla filiera nel suo complesso. Il fatto che sia intaccata da cose terrificanti: inquinamento, mafia, filiere lunghissime, OGM, legislazioni europee demenziali, fa si che si debba per forza di cose essere attiviti

A chiamarti così è stato il New York Times, in un articolo dedicato al lavoro: un bel riconoscimento, come ti è sentito?

Per la prima volta un giornalista si è degnato di seguirmi sul campo per capire il mio lavoro, capire cosa esattamente facesse donpasta quando va a investigare in tutta Italia per sapere cosa per davvero cucina la gente. Sapere che questa giornalista sia del New York Times, oltre ad essere una grande soddisfazione, mi  ha fatto una grande tristezza, perchè non vedo in Italia la stessa curiosità, la stessa deontologia professionale nel fare questo mestiere.

Negli ultimi anni si è verificato un vero e proprio boom del tema food, Cosa ne pensi? Secondo la tua opinione si è persa di vista l’essenzialità del cibo?

Per certi versi l’attenzione alla cucina è importante. Per trent’anni si sono mangiati vitel tonné e surgelati di supermercato. La passione per il gesto del cucinare è sicuramente fertile di cose buone. Il fatto che da questo ambaradam non esca fuori neanche lontanamente la curiosità per le origine della cucina popolare italiana, ma piuttosto per un meno chiaro nuovo ordine mondiale delle tecniche culinarie non è affatto rassicurante.

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Il manifesto di una performance di DonPasta a Berlino

“Solidale, ecologista, caciarona, rispettosa della terra e delle stagione” è così che definisci la cucina popolare. Una tradizione che si sta perdendo?

Per certi versi resiste. Resiste molto nelle province, tantissimo al sud, nei luoghi considerati arretrati, dove ancora si prende la briga di fare una cucina sana e buona. Ma se si continua a far il lavaggio del cervello alla gente in tv si avrà in cucina quello che è successo nella politica con berlusconi, la desertificazione del pensiero.

A questo proposito tu sei un guru delle melanzane alla parmigiana: che prepari nella versione salata e dolce…

Guru è una parola che non mi piace. Sono un esperto, nel senso che ne mangerei a tonnellate, in tutte le sue versioni. Quella al cioccolato della costiera amalfitana resta la migliore

Tre piatti per un pranzo perfetto…

Ricci crudi davanti al mare a febbraio in salento
Risotto ai frutti di mare
Frittura di pesce

Immagino che ascolterai della musica mentre cucini. Che genere preferisci?

Dipende dell’umore. Passo dal punk al jazz, dal reggae al funk a seconda dello stato d’animo in cui sto. Il reggae resta il genere che più mi rasserena.

E se ti chiedessero di scegliere: la musica o la cucina?

La musica. Resto per sempre donpasta.selecter


Valentina Vanzini

Ironica e autoironica, romana Doc, ho una laurea cum laude in Informazione e Sistemi Editoriali e un master in Didattica della Shoah, ma soprattutto una passione sfrenata per la scrittura. Dopo uno stage all’ufficio stampa del Ministero dell’Agricoltura, ho collaborato con “Quale Computer”, tenendo una rubrica sulle nuove tecnologie e le app, e con diversi magazine online. Attualmente sto per pubblicare una serie di articoli sulla rivista internazionale della Fondazione Auschwitz di Bruxelles. Adoro i romanzi rosa (ma non sono romantica!), gli animali e sono un’esperta nel settore beauty, food e lifestyle.