Il Department of Fashion Design – HCT di Muscat, una fucina di talenti della moda di domani

L’Istituto e la metodologia di insegnamento

Erano presenti con uno stand alla Fiera Woman & Child Expo 2014 alla quale noi di JunGlam abbiamo partecipato nel mese di dicembre rappresentando alcuni nostri clienti e vedendo la bellezza degli abiti che esponevano non ho potuto fare a meno di fermarmi e fare quattro chiacchiere con le varie responsabili dei corsi, con qualche insegnante e anche qualche allieva per raccogliere qualche informazione.

Il dipartimento di Fashion Design è parte dell’Istituto Superiore di Tecnologia del Sultanato dell’Oman e si propone di insegnare alle proprie allieve un approccio radicale al mondo del design creativo moderno, traendo molto spunto dalle tradizioni dell’Oman soprattutto nei tessuti e nei tagli.
Il corso ha lo scopo di preparare giovani laureate che possano vantare un’ampia expertise nei diversi ambiti del settore della moda e di quelli ad esso affini.
“Dal momento che sempre più brand internazionali stanno sbarcando in Oman” mi spiega la responsabile dei corsi, “il nostro maggiore obiettivo è quello di dare l’opportunità alle nostre giovani designer di competere nel mondo del lavoro della moda con successo dal momento che siamo certi di aver dato loro una delle preparazioni più complete e approfondite in materia”.

Il percorso accademico di tre anni è incentrato su metodi che consentono alle studentesse di sviluppare il proprio concept personale in termini di design, attraverso la ricerca, i progetti e molta analisi del loro punto di vista. Ogni anno le alunne sono chiamate a presentare i lavori che hanno fatto durante l’anno davanti a una giuria di docenti e di esperti di settore.
Al primo anno accademico si impara a realizzare cartamodelli, si acquisiscono nozioni di fashion design e competenze per riconoscere le varie tipologie di tessuti e si impara ad utilizzare Photoshop. Durante il secondo anno le studentesse si concentrano ancora sulla realizzazione dei cartamodelli e delle tecniche di fashion design, ma il tutto viene inserito in un contesto di ricerca più ampio che coinvolge la tradizione araba e quella internazionale. Il terzo ed ultimo anno è incentrato sul design e sulla realizzazione di un corpetto e di un abito da sposa, da realizzare ovviamente dopo una ricerca approfondita. “Ogni studentessa che si diploma porta con sé un portfolio completo di creazioni che rispecchiano perfettamente il suo stile”.

Le creazioni delle alunne

In fiera erano esposti alcuni corpetti e abiti da sposa realizzati dalle ragazze dell’ultimo anno e una serie di altre creazioni di ragazze diplomatesi negli anni precedenti… Guardate che spettacolo!

Mentre parlo con le studentesse chiedo se qualcuna ha portato una delle sue creazioni per l’esposizione.
Nora e il suo abito da sposaTimida si fa avanti una ragazzina minuta di soli 22 anni, Nora, che mi indica il suo abito da sposa realizzato per il progetto finale.
Ovviamente le chiedo di spiegarmi a cosa si è ispirata e mi dice che il suo abito è il frutto di una fusione di più concept: per primo il concetto di matrimonio e di semplicità, da qui la silhouette a tubino della gonna; la seconda idea si ispira a Parigi, immaginata in un caldo pomeriggio, quando la brezza soffia rinfrescando l’aria e facendo svolazzare le gonne delle ragazze parigine a passeggio sulla Senna – ecco il peplo all’altezza della vita  che dà un senso di freschezza all’abito. Il tocco finale dell’abito di Nora è un dettaglio assolutamente fashion: un tulle trasparente sul corpetto, arricchito da ricami e perle che richiamano la moda anni ’60. I tessuti utilizzati sono una qualità di seta giapponese molto leggera per la gonna a tubino, raso di seta per il peplo per dare più volume, tulle e cotone per i ricami.
Sorridendo mi dice che ha realizzato il suo abito immaginando Taylor Swift: semplice nell’aspetto ma allo stesso tempo elegante e sofisticata.

Soddisfatta del materiale raccolto, mentre sto per allontanarmi si avvicinano due insegnanti che mi dicono di aver entrambe avviato la propria attività di fashion designer e mi chiedono se ho voglia di far loro qualche domanda per capire come esportare la loro esperienza nel mio bel paese… Ovviamente non me lo faccio ripetere due volte!

Monaya Fayoumi: insegnante all’istituto e aspirante fashion designer

Libanese, 28 anni, nata in Italia, dove ancora ha parte della famiglia, Monaya ha studiato in Libano ma è arrivata in Oman perché il dipartimento di Fashion Designer di Muscat le ha offerto una cattedra come insegnante del corso di Pattern Drafting. Il suo sogno? Diventare una fashion designer ed essere conosciuta anche in altri paesi oltre all’Oman.
Monaya realizza pret-à-porter a testimonianza del fatto che l’Oman è ormai uno stato aperto rispetto alle scelte di abbigliamento delle donne. Ha cominciato all’inizio del 2014 e ha già realizzato una linea dallo stile casual-chic, come lei stessa lo definisce: il suo lavoro si concentra prevalentemente sulla ricerca (anche fuori dall’Oman) di tessuti e colori unici che arricchisce con ricami finemente studiati, cashmere e altri tessuti indiani accuratamente ricamati.
Alla mia domanda su cosa rende unica la sua collezione risponde “l’unione armoniosa di semplicità e ricercatezza che cerco di esprimere attraverso tagli, tessuti e colori”. I suoi capi sono tutti pezzi unici declinati in taglie ma ogni modello, se in taglia diversa, ha sempre un particolare che lo rende differente da tutti gli atri (stesso tessuto ma colore diverso, stesso colore ma tessuto e ricami diversi…). “Voglio che la donna che compra i miei vestiti si senta unica e inimitabile… È questo che il mercato dell’Oman cerca”, dice Monaya. Lei sostiene che l’offerta Omanita di articoli fashion sia ancora troppo contenuta e sicuramente troppo “acerba” per soddisfare il gusto delle ragazze come lei che si interessano di moda e stile: con le sue linee vuole colmare questo gap. Vuole dare un’alternativa “con stile” a quello che è attualmente disponibile in Oman per non costringere a fare acquisti solo a Dubai o in altri paesi del Golfo.

Per adesso Monaya non vende le sue creazioni in negozi, ma attraverso il passaparola e i Social Network, grazie ai quali i suoi abiti arrivano in tutte le parti del Golfo.
Quando le chiedo a cosa aspira mi guarda e sorridendo mi dice: “Venire in Italia e in Europa e distribuire lì le mie collezioni”. Non possiamo che augurarle un gigantesco in bocca al lupo!

Hajer Belochi, 3o anni e un sogno nel cassetto: aprire il suo istituto di fashion design

Omanita, 30 anni, ha studiato moda in libano per poi tornare nel suo paese a Muscat per insegnare fashion design per quattro anni, e partire per l’Inghilterra dove a North Hampton ha studiato altri due anni fashion design seguendo una sorta di master di specializzazione. Ora è tornata in Oman per restarci ed è già il terzo anno che lavora nel Dipartimento di Fashion Design dell’HCT di Muscat dove ha una cattedra proprio in fashion design.
Ha dato il via alla sua linea Hajer Belochi Couture tempo fa e prima di trovare la sua strada ha fatto vari tentativi… All’inizio ha realizzato dei costumi, poi si è spostata nel mondo del bambino per approdare a quello delle Abaya, il vestito tradizionale che le donne indossano in Middle East. È ritornata di nuovo al mondo del bambino, per poi passare ai guanti e infine al ready to wear femminile. Le sue creazioni sono tutte pezzi unici che in questo momento Hajer Belochi vende con la sua società attraverso vendite private o Instagram, che è lo strumento che le sta portando maggior business al momento. Vorrebbe aprire un suo negozio ma non ha ancora trovato la giusta location. Il suo sogno, tuttavia, non è solo quello di diventare una fashion designer: Hajer vorrebbe fondare un suo istituto di moda dove poter insegnare tutto quello che ha appreso durante i suoi studi all’estero e che ancora in Oman non è arrivato. Il dipartimento di moda dell’HCT è relativamente nuovo e moderno, sostiene, ma la didattica e l’Oman in generale non sono ancora veramente aperti a trasmettere, e d’altra parte a fare entrare una cultura più europea nel vestirsi; per questo rimangono chiusi nelle loro tradizioni e nella loro cultura.
Hajer ovviamente vorrebbe che le sue creazioni venissero conosciute e distribuite all’estero… Ricorda la sfilata in UK in occasione della cerimonia di diploma e le luccicano gli occhi mentre mi dice: “Mi sono sentita così internazionale!!”
Quando le chiedo cosa ispira le sue collezioni mi risponde senza pensare: “La semplicità che è eterna“… Mi spiega che nelle sue creazioni, che siano da sera o abiti da tutti i giorni, quello che non può mancare è la semplicità dello stile, del taglio, dei tessuti dei colori. Se spesso alcuni particolari sono “esagerati”, è la semplicità che deve saltare sempre all’occhio per far sentire la donna che indossa quegli abiti sempre a proprio agio. Anche i tessuti sono scelti con massima attenzione per privilegiare l’indossabilità e per mettere sempre in evidenza la semplicità da un lato e la forza espressiva dell’esagerazione: sceglie sempre tessuti senza stampe per privilegiare il taglio rispetto alle fantasie e si approvvigiona sempre all’estero perché quello che c’è in Oman “è già visto e rivisto”, mi dice sorridendo. Crede sia proprio la sua capacità di unire la semplicità e l’esagerazione in un’armonia perfetta che rende i suoi vestiti unici e inimitabili… I suoi miti? Alexander McQueen e Yohji Yamamoto: anticipa la mia obiezione dicendo che è perfettamente consapevole della diversità dei due designer, ma mi spiega che è proprio l’aver messo insieme la forza presente nella moda di McQueen e la semplicità di Yamamoto che fa sì che i suoi abiti catturino l’interesse di chi li guarda, dando comunque l’idea di poterli indossare ogni giorno. È proprio questo lo spirito della sua collezione “Goddesses”: vestiti semplici ma forti come le dee, realizzati in seta e raso per creare il duplice aspetto di morbidezza e forza.

Mi permetto di chiedere la sua impressione sulla tradizione dell’Abaya e mi risponde che per le omanite l’Abaya è un capo elegante e portato con piacere. Nessuno impone di indossarlo, ma sono loro a volerlo indossare… “È come una seconda possibilità quando non sai cosa metterti o sei stufa di vestirti in un certo modo”, mi dice sorridendo. “Se un giorno ti svegli e non hai voglia di jeans, top e giacca, indossi dei leggings e una delle tue Abaya più colorate ed eleganti e sei perfetta per qualsiasi occasione”. Mi spiega infatti che il motivo principale è il tessuto nero, ma nulla vieta di arricchirla di tessuti alternativi in corrispondenza delle maniche o dei bordi, per renderla un pezzo di design vero e proprio. “Vedi, io stamattina per esempio ero in questo mood ed eccomi qui con la mia Abaya preferita realizzata da me con le maniche damascate… Dovreste cominciare ad indossarla anche in Europa… Vi cambierebbe la vita”, conclude con un sorriso.
Ringrazio Hajer per la bella chiacchierata e torno allo stand… Chissà, magari nella prossima missione di JunGlam in Oman me ne compro una e lancio la moda a Milano!

Che dire, l’Oman sembra ormai pronto per accogliere le mode anche più occidentali e per sfornare una serie di designer dalle grandissime potenzialità… E noi di JunGlam rimaniamo all’erta!


Giulia Maserati

Con una passione quasi ossessiva per la moda e lo stile, sono da sempre curiosa e affascinata da tutto quello che è degno di essere ammirato e contemplato perché unico, speciale, armonico e aggraziato. Adoro le scarpe, la danza, il correre, la bici e il viaggiare per il mondo… seguo qualsiasi forma di bello e non so fermarmi mai.